avvocato tabacco

Mentolo nelle sigarette ed aromi caratterizzanti

Mentolo nelle sigarette ed aromi caratterizzanti, la sentenza TAR 12091/2022. Risulta pendente appello alla data del 14/3/2024.

@avv.marcellopadovani

Vietata La Pubblicità Delle Sigarette Elettroniche! #vietato #pubblicità #sigaretteelettroniche #avvocato #avvocatocassazionista #avvocatopadovani

♬ suono originale – Avv. Marcello Padovani

La sintesi della sentenza TAR su mentolo ed aromi caratterizzanti

1. **Contesto del Ricorso (pagine 1-2):** JT International Italia S.r.l. ha presentato un ricorso contro l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli e il Ministero della Salute per annullare la Determinazione Direttoriale del 14 marzo 2022 che prevede la radiazione e il divieto di vendita delle marche di tabacchi lavorati “Camel Activate” e “Winston Expand”, per la presenza di “aromi caratterizzanti”.

2. **Violazione di Procedure (pagine 12-13):** Il ricorso sostiene che l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli (ADM) non ha seguito la procedura prevista dal Regolamento UE 2016/779 nell’analisi dei prodotti per stabilire la presenza di un aroma caratterizzante. Inoltre, ADM non ha sospeso la procedura nonostante un procedimento simile fosse già in corso in Svezia.

3. **Mancato Rispetto della Metodologia di Analisi (pagina 14):** Viene criticato il fatto che ADM non abbia utilizzato la metodologia di analisi ufficiale europea stabilita dalla Decisione della Commissione Europea n. 2021/C 89 I/01 del 11 marzo 2021, per la rilevazione degli aromi caratterizzanti nei prodotti.

4. **Difetto di Istruttoria (pagine 15-16):** Il Tribunale ha rilevato significative violazioni procedurali da parte dell’ADM, quali la mancata osservanza della procedura corretta e la mancata utilizzazione della metodologia di analisi ufficiale, giudicando fondato il ricorso.

5. **Decisione del Tribunale e Annullamento dell’Atto (pagine 17-18):** In conclusione, il Tribunale ha annullato la Determinazione Direttoriale dell’ADM per difetto di istruttoria e ha condannato l’ADM al pagamento delle spese di giudizio a favore della ricorrente.

Il testo integrale della sentenza

Pubblicato il 23/09/2022 N. 12091/2022 REG.PROV.COLL. N. 02897/2022 REG.RIC.

REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio (Sezione Seconda)

ha pronunciato la presente

SENTENZA

sul ricorso numero di registro generale 2897 del 2022, proposto da JT International Italia S.r.l., in persona del legale rappresentante pro tempore, rappresentata e difesa dall’Avvocato Maurizio Zoppolato, con domicilio digitale come da PEC da Registri di Giustizia e domicilio fisico eletto presso il suo studio in Roma, via Properzio n. 5;

contro

Agenzia delle Dogane e dei Monopoli e Ministero della Salute, in persona dei rispettivi legali rappresentanti pro tempore, rappresentati e difesi dall’Avvocatura Generale dello Stato, domiciliataria ex lege in Roma, via dei Portoghesi, 12;

per l’annullamento

– della Determinazione Direttoriale del 14 marzo 2022, prot. 113025/RU, con cui l’Agenzia delle Accise, Dogane e Monopoli ha disposto la radiazione dalla relativa tariffa di vendita, con conseguente divieto di vendita salvo che per le scorte già presso le tabaccherie, delle marche di tabacchi lavorati “3468 – Camel Activate” e “3543 – Winston Expand”;

– di ogni altro atto preordinato, presupposto, consequenziale e/o comunque connesso, ivi inclusa la comunicazione di avvio del procedimento alla Commissione UE del 19 novembre 2021 e la comunicazione a JTI con richiesta di osservazioni del 30 dicembre 2021.

Visti il ricorso e i relativi allegati;
Visti gli atti di costituzione in giudizio dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli e del Ministero della Salute;
Visti tutti gli atti della causa;
Relatore nell’udienza pubblica del giorno 21 settembre 2022 il dott. Michele Tecchia e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;
Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue.

FATTO
La Società ricorrente – azienda multinazionale operante nel settore della distribuzione di prodotti di tabacco – insta per l’annullamento della Determinazione Direttoriale del 14 marzo 2022, prot. 113025/RU, con cui l’Agenzia delle Dogane e Monopoli (nel prosieguo anche “ADM”) ha disposto la radiazione dalla relativa tariffa di vendita, con conseguente divieto di vendita, delle marche di tabacchi lavorati “Camel Activate” e “Winston Expand”, in quanto contenenti “aromi caratterizzanti” la cui vendita al pubblico è vietata ai sensi dell’art. 8 del d.lgs. n. 6/2016.

A sostegno della domanda di annullamento, in particolare, vengono articolate le censure che di seguito si riassumono:

(i) mancato rispetto della procedura euro-unitaria all’uopo prevista dal Regolamento UE 2016/779 al fine di stabilire se un prodotto di tabacco contenga, o meno, «un aroma caratterizzante»;
(ii) mancata sospensione del procedimento amministrativo prodromico all’adozione della Determinazione Direttoriale impugnata, ancorché fosse già stato avviato in un altro paese euro-unitario (Svezia) un identico procedimento per gli stessi prodotti, e ciò in violazione dell’articolo 5, paragrafo 2, del summenzionato Regolamento UE 2016/779, ai sensi del quale «qualora uno Stato membro abbia avviato una procedura, tutti gli altri Stati membri si astengono dall’avviare una procedura parallela relativa allo stesso prodotto. Qualora siano già state avviate procedure relative allo stesso prodotto in due o più Stati membri, solo lo Stato membro in cui la procedura è stata avviata per prima continua la procedura. … Tutte le procedure avviate in Stati membri diversi dallo Stato membro che avvia la procedura sono sospese in attesa dell’adozione della decisione dello Stato membro che avvia la procedura»;

(iii) mancato rispetto – in fase di analisi di laboratorio degli aromi contenuti nelle marche di tabacchi lavorati “Camel Activate” e “Winston Expand” – della metodologia di analisi all’uopo stabilita dalla disciplina euro-unitaria;

(iv) erroneo accertamento della presenza di aromi caratterizzanti nelle marche di tabacchi lavorati “Camel Activate” e “Winston Expand”.

ADM si è costituita ritualmente in giudizio, instando per la reiezione del ricorso.

All’esito della camera di consiglio del 6 aprile 2022 fissata per la delibazione dell’istanza cautelare, con ordinanza istruttoria pubblicata in data 14 aprile 2022 il Collegio – ritenuto necessario accertare se i prodotti immessi sul mercato svedese, oggetto di accertamento in quello Stato membro, fossero qualificabili come “stesso prodotto” ai sensi dell’art. 2 del Regolamento di esecuzione 2016/779 rispetto a quelli immessi nel mercato italiano e oggetto dell’accertamento da parte dell’ADM – ordinava ad ADM di produrre una dettagliata e documentata relazione istruttoria (art. 63 c.p.a.) in cui si desse evidenza degli accertamenti istruttori compiuti dall’Autorità italiana al fine di escludere che i prodotti oggetto dell’accertamento italiano potessero essere qualificati come “stesso prodotto” rispetto a quelli oggetto dell’accertamento svedese.
Nelle more del termine per il deposito della summenzionata relazione istruttoria, con istanza ex art. 116, secondo comma, c.p.a., depositata in data 4 maggio 2022, parte ricorrente instava per l’accertamento del diritto di accesso a tutti i documenti richiesti ad ADM, previa declaratoria di illegittimità del diniego tacito formatosi in seguito al silenzio di ADM sull’istanza di accesso presentata dalla ricorrente in data 25 marzo 2022.
Successivamente, a seguito delle ulteriori produzioni di ADM, con memoria depositata in data 27 giugno 2022 parte ricorrente dava atto che “solo in vista della Camera di Consiglio per la trattazione dell’istanza cautelare, l’Agenzia delle Accise, Dogane e Monopoli (di seguito “ADM” o “Agenzia”) ha prodotto documenti, nel contempo presentando una memoria nella quale ADM: a) asserisce di aver “sempre” prodotto tempestivamente i documenti richiesti; b) afferma che non vi sarebbe altra documentazione nel fascicolo relativo alla controversia, e in particolare non vi sarebbero scambi di documenti tra ADM e la Commissione; c) insiste nell’attribuire all’istanza di accesso di JT INTERNATIONAL Italia S.r.l. (di seguito “JTI Italia” o “Società”) valenza generica e volta a un controllo in generale sull’operato della P.A. Alla luce della nuova produzione documentale, nonché della dichiarata assenza di qualsiasi altro documento, JTI Italia dà atto della cessazione della materia del contendere relativamente all’istanza di accesso e fermo restando il ricorso in epigrafe”.

Con deposito del 7 luglio 2022, ADM versava in atti la relazione istruttoria disposta dal Collegio.
Con memoria depositata in data 1° settembre 2022, corredata di richiesta di autorizzazione al deposito tardivo di documenti, parte ricorrente versava in atti la decisione con cui la Commissione Europea aveva autorizzato – soltanto in data 10 agosto 2022 – l’accesso alla corrispondenza intercorsa tra ADM e la stessa Commissione europea in relazione al procedimento amministrativo controverso (accesso per il quale la ricorrente aveva instato in data 24 marzo 2022 in sede europea, avvalendosi del c.d. FOIA), nonché alcune missive comprese in quella corrispondenza, segnatamente la lettera di ADM del 17 marzo 2021 e la nota della Commissione Europea del 16 aprile 2021.

All’udienza pubblica del 21 settembre 2022 il Collegio – previa discussione della causa – ha introitato quest’ultima in decisione. DIRITTO

In limine litis, il Collegio non può che prendere atto della sopravvenuta cessazione della materia del contendere rispetto all’istanza di accesso endo-processuale depositata da parte ricorrente ex art. 116, secondo comma, c.p.a., giusta espressa dichiarazione resa in tal senso dalla stessa ricorrente con memoria depositata in data 27 giugno 2022, da cui si evince l’avvenuta ostensione dei documenti richiesti.

Per quel che concerne, poi, l’istanza con cui la stessa ricorrente ha chiesto di essere autorizzata al deposito tardivo di alcuni documenti versati in atti soltanto in data 1° settembre 2022 (segnatamente la decisione della Commissione europea del 10 agosto 2022, la lettera di ADM del 17 marzo 2021 e la nota della Commissione Europea del 16 aprile 2021) ritiene il Collegio che l’istanza possa essere accolta, ravvisandosi gli estremi per la rimessione in termini ex art. 37 c.p.a., in quanto i documenti de quibus risultano formati e/o esibiti soltanto dopo la scadenza del termine di deposito documentale ex art. 73, comma 1, c.p.a.

Ciò premesso in rito, il Collegio ritiene indispensabile – prima di scrutinare il merito dei motivi di impugnazione – un breve inquadramento sistematico della cornice normativa euro-unitaria e nazionale in cui si inserisce la vicenda de qua.

La materia controversa è quella del divieto imposto, a livello europeo e nazionale, al commercio dei prodotti del tabacco contenenti “aromi caratterizzanti” (nella specie, la questione riguarda la presenza di mentolo nella composizione del prodotto), discutendosi più in particolare della procedura atta a stabilire quando un prodotto possa considerarsi, o meno, “con aromi caratterizzanti”.

A livello europeo, la materia è disciplinata anzitutto dalla Direttiva 2014/40/UE del 3 aprile 2014 del Parlamento e del Consiglio europeo (nel prosieguo anche la “Direttiva”), in attuazione della quale è poi intervenuto il Regolamento esecutivo della Commissione europea n. 2016/779 del 18 maggio 2016.

La Direttiva interviene sul ravvicinamento delle disposizioni legislative, regolamentari e amministrative degli Stati membri, relative alla lavorazione, presentazione e vendita dei prodotti del tabacco e correlati. In particolare, la Direttiva proibisce il commercio di prodotti del tabacco contenenti aromi additivi eccessivi, in quanto detti aromi – laddove per l’appunto eccessivi e diversi dal tabacco – finiscono per essere “caratterizzanti” e quindi «potrebbero facilitare l’iniziazione al consumo del tabacco o incidere sui modelli di consumo» (Considerando n. 16).

In sintesi, la presenza di aromi, quale nella specie il mentolo, non è preclusa in assoluto, in quanto ciò che la Direttiva vuole evitare è una presenza in misura tale da aromatizzare in modo caratterizzante il prodotto rispetto al tabacco.

In tale prospettiva, nel «tener conto dell’attrattiva potenziale di tali prodotti per i giovani e i non fumatori» (Considerando n. 47), e nella presunzione che la prevalenza di un aroma diverso dal tabacco possa indurre ad un consumo maggiore, la Direttiva prevede che gli Stati membri vietino l’immissione sul mercato di prodotti connotati da detto “aroma caratterizzante”, demandando alla Commissione la disciplina della procedura volta a stabilire quando, nell’effettivo, un prodotto contenga un aroma caratterizzante.

Nel dettaglio, l’art. 7, paragrafo 1, della Direttiva dispone che “gli Stati membri vietano l’immissione sul mercato dei prodotti del tabacco con un aroma caratterizzante”, mentre l’art. 7, paragrafo 3, prevede che “la Commissione adotta atti di esecuzione che stabiliscono regole comuni per le procedure intese a stabilire se un prodotto del tabacco rientra nell’ambito di applicazione del paragrafo 1. Tali atti di esecuzione sono adottati secondo la procedura di esame di cui all’articolo 25, paragrafo 2”.
In attuazione della Direttiva è poi intervenuto, come anticipato, il Regolamento UE 2016/779 del 18 maggio 2016 (nel prosieguo anche il “Regolamento”), il quale ha disciplinato – per quel che rileva nel caso de quo – la specifica procedura che ciascuno Stato membro deve osservare prima di vietare il commercio di un prodotto del tabacco di cui sia rilevata la presenza di aromi caratterizzanti.
La procedura si snoda attraverso i seguenti passaggi fondamentali:
– lo Stato membro è anzitutto obbligato ad informare il produttore che un suo prodotto del tabacco potrebbe contenere un aroma caratterizzante, chiedendogli anche di trasmettere la sua valutazione (cfr. art. 4 par. 1 del Regolamento);
– il produttore può a sua volta trasmettere sue eventuali osservazioni scritte entro il termine di 4 settimane dalla ricezione dell’informativa iniziale (cfr. art. 4 par. 2 del Regolamento);
– lo Stato membro è obbligato a notificare l’avvio della procedura – nonché tutte le informazioni ricevute dal produttore – anche alla Commissione europea e a tutti gli altri Stati membri (cfr. art. 5 par. 1 del Regolamento);

– se il produttore contesta la presenza di aromi caratterizzanti all’interno del proprio prodotto del tabacco, la procedura prosegue ai sensi degli artt. 7 e 8 del Regolamento (cfr. art. 6 par. 2 del Regolamento), sicchè lo Stato membro procedente può richiedere ulteriori informazioni al produttore, il quale deve a sua volta fornirle nel rispetto del termine specificato nella richiesta dello Stato membro (cfr. art. 7 par. 1 del Regolamento);
– lo Stato membro che abbia richiesto ulteriori informazioni al produttore ai sensi dell’articolo 7 del Regolamento e che, tenendo in debito conto tali informazioni, ritenga che un prodotto abbia un aroma caratterizzante, prima di adottare una decisione, concede al produttore la possibilità di presentare ulteriori osservazioni scritte (cfr. art. 8 par. 1 del Regolamento). In particolare, lo Stato membro procedente trasmette al produttore una sintesi dei motivi in base ai quali la decisione proposta deve essere adottata. Il produttore ha a sua volta quattro settimane per presentare le sue osservazioni al riguardo;
– infine lo Stato membro procedente redige, sulla base delle informazioni a sua disposizione, un progetto di decisione intesa a stabilire se il prodotto debba essere considerato in possesso, o meno, di un aroma caratterizzante vietato. Lo Stato membro procedente presenta tale progetto di decisione alla Commissione e agli altri Stati membri. La decisione finale può essere adottata solo dopo che sia trascorso un periodo di quattro settimane dalla presentazione del progetto di decisione. Tale periodo può essere esteso di comune accordo tra lo Stato membro che avvia la procedura e la Commissione (cfr. art. 9 par. 1 del Regolamento);

– la Commissione e gli altri Stati membri possono presentare commenti sul progetto di decisione entro un periodo di tre settimane dalla sua presentazione. Le eventuali obiezioni alla conclusione contenuta nel progetto di decisione sono debitamente motivate (cfr. art. 9 par. 2 del Regolamento).
Il coinvolgimento della Commissione Europea e degli altri Stati membri nella summenzionata procedura nazionale è volto a garantire l’applicazione uniforme delle regole euro-unitarie sull’intero territorio dell’Unione Europea, onde evitare sperequazioni e trattamenti differenziati potenzialmente lesivi della libertà di commercio nel mercato unico europeo.
Per quel che riguarda, poi, la specifica metodologia di analisi delle sostanze contenute nel prodotto del tabacco, la Commissione europea – in ossequio all’art. 7, paragrafo 3, della Direttiva (che demanda per l’appunto ad atti di esecuzione della Commissione europea il procedimento scientifico di accertamento della presenza di aromi caratterizzanti) – ha disciplinato detto profilo con atto di esecuzione dell’11 marzo 2021 (decisione 2021/C 89 I/01), con cui ha approvato “una metodologia per la valutazione tecnica dei prodotti oggetto di prove che aiuta a riconoscere i prodotti del tabacco con un aroma caratterizzante”.
Scendendo poi dal livello euro-unitario a quello nazionale, la summenzionata Direttiva europea è stata puntualmente recepita dal d.lgs. n. 6 del 2016, il quale:
– ha definito aroma caratterizzante «un odore o un gusto chiaramente distinguibile, diverso da uno di tabacco, dovuto a un additivo o una combinazione di additivi, ivi compresi, ma non soltanto, frutta, spezie, erbe, alcool, caramelle, mentolo o vaniglia, che è percepibile prima o durante il consumo del prodotto del tabacco» (art. 2, lett. dd);

– ha consentito «l’impiego degli additivi essenziali alla lavorazione dei prodotti del tabacco, quale lo zucchero per sostituire quello perduto durante il processo di cura, salvo che tali additivi diano luogo a un prodotto con aroma caratterizzante ed accrescano in misura significativa e quantificabile la capacità di indurre dipendenza, la tossicità del prodotto del tabacco o le sue proprietà CMR secondo quanto individuato con decreto emanato ai sensi dell’articolo 26, comma 2» (art. 8, comma 2);

– ha vietato l’immissione sul mercato dei prodotti del tabacco con un aroma caratterizzante «individuato con decreto emanato ai sensi dell’articolo 26, comma 2» (art. 8, comma 1).
In sintesi, il legislatore italiano ha demandato ad un decreto ministeriale il compito di definire la metodologia di analisi dell’eventuale presenza di aromi caratterizzanti nei prodotti del tabacco.

Sennonchè, il summenzionato Decreto Ministeriale non è mai stato emanato, con la conseguenza che l’unica fonte regolatoria intervenuta a disciplinare la metodologia di analisi di aromi caratterizzanti è quella approvata – in sede europea – con la summenzionata Decisione della Commissione Europea n. 2021/C 89 I/01 dell’11 marzo 2021. Ricostruito il quadro normativo generale, si può a questo punto scrutinare il merito dei motivi di impugnazione.

Ritiene il Collegio che il primo ed il terzo motivo di impugnazione siano entrambi fondati.

Il Collegio ravvisa, infatti, da un lato la violazione della procedura euro- unitaria all’uopo prevista dal Regolamento UE 2016/779 (cfr. primo motivo di impugnazione) e, dall’altro lato, il mancato rispetto – in fase di analisi di laboratorio degli aromi contenuti nei prodotti “Camel Activate” e “Winston Expand” – della metodologia di analisi parimenti stabilita in sede euro-unitaria (cfr. terzo motivo di impugnazione).
Sotto il primo profilo, risulta per tabulas che la procedura concretamente seguita da ADM si è sviluppata nel seguente modo:
– in data 19 novembre 2021, ADM ha informato la Commissione europea e gli altri Stati membri (cfr. art. 5 par. 1 del Regolamento) dell’intenzione di avviare un procedimento, a carico della società ricorrente, finalizzato al divieto del commercio delle marche di tabacchi lavorati “Camel Activate” e “Winston Expand”, stante la possibile presenza di aromi caratterizzanti all’interno di queste ultime;
– in data 30 dicembre 2021, ADM ha informato la società ricorrente dell’avvio del procedimento (cfr. art. 4 par. 1 del Regolamento);
– in data 24 gennaio 2022, la società ricorrente ha presentato controdeduzioni difensive entro il termine di 4 settimane all’uopo concessole (cfr. art. 4 par. 2 del Regolamento), contestando la presenza di aromi caratterizzanti ed instando per l’accesso ai certificati di analisi di laboratorio utilizzati da ADM, nonché chiedendo di sospendere la procedura alla luce della già intervenuta attivazione di un identico procedimento in Svezia, e infine invocando comunque una proroga della procedura sino al 7 marzo 2022, stante la necessità di esaminare tutti i certificati di laboratorio eventualmente ostesi da ADM;

– in data 2 febbraio 2022, ADM ha consentito l’accesso a soltanto alcuni dei documenti richiesti, nel mentre ha invece respinto la richiesta di sospensione della procedura sulla considerazione che i prodotti oggetto di investigazione svedese sarebbero diversi rispetto a quelli italiani. Nulla è stato invece puntualmente replicato sulla richiesta di proroga del termine di conclusione della procedura;

– in data 15 febbraio 2022, la società ricorrente ha nuovamente insistito per la sospensione della procedura ed ha inoltre rappresentato che la presenza di aromi caratterizzanti non è stata accertata in ossequio alla procedura ufficiale stabilita dalla Commissione Europea;

– in data 10 marzo 2022, ADM ha adottato la determina impugnata di radiazione dalla tariffa di vendita.
Orbene, la ricostruzione temporale dei principali passaggi procedurali concretamente messi in atto da ADM testimonia la pretermissione di almeno un adempimento essenziale prescritto dal Regolamento UE 2016/779, e cioè quello della presentazione agli altri Stati Membri e alla Commissione Europea del progetto finale di decisione, presentazione a decorrere dal quale sarebbe stato necessario attendere almeno 4 settimane prima di adottare il provvedimento di radiazione dalla tariffa di vendita (cfr. art. 9 par. 1 del Regolamento).

Nè risulta, inoltre, che ADM abbia notificato agli altri Stati membri – in violazione del disposto dell’art. 5, par. 1, del Regolamento – le informazioni ricevute dalla società ricorrente nel corso del procedimento.

Risulta essere stato violato, quindi, sia l’obbligo di inviare alla Commissione europea e agli altri Stati membri le informazioni ricevute dalla società ricorrente nel corso del procedimento, sia l’obbligo di trasmettere ai predetti soggetti il progetto finale di decisione.

Passando poi al profilo patologico veicolato con il terzo motivo di ricorso, risulta che non è stata utilizzata – in sede di rilevamento della presenza di aromi caratterizzanti – la metodologia di analisi ufficiale all’uopo stabilita in sede euro-unitaria.

È pacifico, infatti, che nel mese di febbraio 2021 – prima ancora dell’avvio ufficiale della procedura a carico della società ricorrente – ADM ha affidato le analisi chimiche dei prodotti controversi ad un Laboratorio di Palermo, il quale non ha potuto evidentemente basarsi sui protocolli euro-unitari approvati soltanto il mese successivo (cfr. Decisione della Commissione Europea n. 2021/C 89 I/01 dell’11 marzo 2021).

Tenuto conto che l’avvio ufficiale della procedura di accertamento della presenza di aromi caratterizzanti si è perfezionato con le note ADM del 19 novembre 2021 e 30 dicembre 2021 (la prima indirizzata alla Commissione europea e la seconda alla ricorrente) e che in quel momento la metodologia di analisi approvata dalla Commissione europea era ormai entrata in vigore (cfr. Decisione della Commissione Europea n. 2021/C 89 I/01 dell’11 marzo 2021), ADM avrebbe dovuto sottoporre i prodotti de quibus a tale metodologia di analisi.

Detta metodologia – è bene sottolinearlo – non era soltanto una “buona prassi” raccomandata dalla Commissione europea in una prospettiva di soft law, bensì un modus procedendi vincolante e cogente ex art. 7, paragrafo 3, della Direttiva, che demanda infatti ad atti di esecuzione della Commissione europea – quale per l’appunto la summenzionata decisione n. 2021/C 89 I/01 dell’11 marzo 2021 – il procedimento di accertamento della presenza di aromi caratterizzanti.

ADM non ha osservato il summenzionato modus procedendi ed ha preferito basarsi, invece, sulle rilevazioni scientifiche compiute dal Laboratorio di Palermo nel mese di febbraio 2021, rilevazioni effettuate prima ancora dell’avvio del procedimento di novembre 2021.

E’ emerso, peraltro, che la metodologia di analisi utilizzata da ADM presso il Laboratorio di Palermo è stata molto meno articolata e completa rispetto a quella approvata dalla Commissione europea con decisione n. 2021/C 89 I/01 dell’11 marzo 2021, posto che la prima metodologia contempla una sola fase di valutazione (anziché le due fasi previste dalla metodologia europea) e valuta i prodotti in base a 6 attributi sensoriali (anziché i 51 attributi sensoriali previsti dalla metodologia europea).

Si aggiunga, per completezza, che se da un lato è assolutamente legittima la scelta di ADM di effettuare nel mese di febbraio 2021 alcune indagini di laboratorio preliminari e prodromiche rispetto all’avvio ufficiale, nel mese di novembre 2021, del procedimento di radiazione dalla tariffa di vendita – indagini comprensibilmente tese a vagliare ex ante la “tenuta” di un’eventuale contestazione di aromi caratterizzanti – cionondimeno la successiva approvazione nel mese di marzo 2021 (id est comunque otto mesi prima dell’avvio ufficiale del procedimento di novembre) di una diversa metodologia a livello euro- unitario, rendeva necessario un supplemento istruttorio consistente nella verifica dell’esito delle summenzionate indagini di Palermo alla luce del sopravvenuto protocollo euro-unitario.

E ciò non soltanto perché tale protocollo era imposto dalla Direttiva, ma anche – e ancor prima – perché solamente in questo modo ADM avrebbe potuto integralmente rispettare l’obiettivo di fondo dell’intera disciplina euro-unitaria in materia, e cioè quella di applicare in tutti gli Stati membri modalità uniformi ed omogenee di rilevazione della presenza di aromi caratterizzanti nei prodotti di tabacco.

La necessità del supplemento istruttorio sopra enunciato risulta vieppiù confermata ove si pongano a mente – in un’ottica di bilanciamento di contrapposti interessi – anche le gravi ricadute economiche che possono derivare dal provvedimento inibitorio impugnato.

Le significative violazioni procedimentali sopra descritte – indubbiamente integranti un difetto di istruttoria – non possono che condurre all’annullamento del provvedimento impugnato, non potendo venire in soccorso il meccanismo sanante dell’art. 21-octies, secondo comma, della legge 241/1990.

Come è noto, infatti, l’art. 21-octies, secondo comma, della legge n. 241 del 1990, stabilisce che – salva l’ipotesi del provvedimento vincolato nel contenuto – l’annullabilità di un atto discrezionale per violazione di norme procedimentali può essere evitata in giudizio, con la dimostrazione che il suo contenuto non avrebbe potuto essere diverso, soltanto se ad essere violata è la norma che prescrive l’obbligo di comunicazione di avvio del procedimento.

Ne discende che, in presenza di atti discrezionali, la violazione di qualsiasi altra norma procedimentale – diversa da quella che impone la comunicazione dell’avvio del procedimento – non può mai beneficiare dello speciale regime sanante previsto per gli atti a contenuto vincolato ex art. 21 octies, secondo comma, della legge n. 241 del 1990.

Nel caso di specie, è palese che la valutazione della presenza di aromi caratterizzanti è connotata da discrezionalità tecnica, il cui contenuto non è predeterminato dalla legge al ricorrere di presupposti oggettivamente rilevabili, sicché il vizio consistito nel non avere osservato la procedura corretta non può che comportare l’annullamento dell’atto.
A ciò si aggiunga, per completezza, che anche se il provvedimento impugnato avesse avuto un contenuto vincolato, esso sarebbe comunque sfuggito al regime di dequotazione dei vizi formali dell’art. 21-octies, secondo comma, della legge n. 241 del 1990, atteso che tale regime presuppone che “sia palese che il suo contenuto dispositivo non avrebbe potuto essere diverso da quello in concreto adottato”.
Nel caso di specie, non è assolutamente palese che – in caso di adozione della metodologia d’analisi ufficiale approvata dalla Commissione europea – il contenuto dispositivo del provvedimento sarebbe stato lo stesso.
In conclusione, il primo e il terzo motivo di impugnazione vanno accolti in quanto fondati, con conseguente assorbimento degli ulteriori profili censori sviluppati con il secondo e il quarto motivo di ricorso (ivi incluso quello con cui viene lamentata la mancata sospensione della procedura italiana in ragione della parallela pendenza della procedura svedese).
Ne discende l’annullamento della Determinazione Direttoriale impugnata per difetto di istruttoria, salva la facoltà dell’Amministrazione di rieditare il potere de quo in ossequio al vincolo conformativo discendente dalla presente sentenza.

Le spese di lite seguono la soccombenza e sono liquidate come da dispositivo.

P.Q.M.
Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio (Sezione Seconda), definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto,

così dispone:
a) dichiara la cessazione della materia del contendere rispetto all’istanza di accesso ex art. 116, secondo comma, c.p.a.;
b) accoglie la domanda caducatoria nei sensi e termini indicati in motivazione, con conseguente annullamento della Determinazione Direttoriale dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli del 14 marzo 2022, prot. 113025/RU.
Condanna l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli al pagamento delle spese di giudizio in favore della ricorrente, in misura pari ad euro 2.000,00 (duemila/00), oltre oneri accessori di legge e rifusione del contributo unificato, se versato.
Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’autorità amministrativa. Così deciso in Roma nella camera di consiglio del giorno 21 settembre 2022, con l’intervento dei magistrati:

Francesco Riccio, Presidente
Eleonora Monica, Consigliere
Michele Tecchia, Referendario, Estensore

L’ESTENSORE IL PRESIDENTE Michele Tecchia Francesco Riccio

IL SEGRETARIO


Hai vissuto un'esperienza simile? Scrivici.

Possiamo aiutarti.

Il nostro studio legale di avvocati cassazionisti è pronto ad aiutarti in ogni passo del tuo caso. Non esitare a contattarci per una consulenza iniziale. Per rendere il processo più rapido ed efficiente, ti invitiamo a inviarci tutta la documentazione necessaria.





    Lascia un commento

    Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

    Torna in alto
    Ciao, posso aiutarti?
    Apri una chat whatsapp
    Ciao, posso aiutarti?