AVVOCATO TRADING ONLINE

Le perdite da trading derivanti dal malfunzionamento del sito dell’intermediario

L’intermediario ha ritardato nell’esecuzione di un tuo ordine o non l’ha eseguito per un malfunzionamento del suo sito internet e hai subito una perdita sui tuoi investimenti? Se anche tu hai subito una perdita da trading per un malfunzionamento della banca o del broker forse potresti avere bisogno di un avvocato che si occupi di diritto finanziario.

Se invece hai un altro problema in materia bancaria o finanziaria, allora leggi la nostra guida.

Quando impartisci un ordine di acquisto o vendita, l’intermediario deve:

  1.  eseguirlo quanto prima o comunque nella finestra temporale che hai assegnato, 
  2. se l’ordine è stato eseguito in ritardo leggi la nostra guida;
  3. se invece la gestione degli ordini è avvenuta in modo corretto ma hai operato su prodotti finanziari complessi, leggi qui.

Chiaramente quando hai stipulato il contratto di prestazione di servizi d’investimento avviando l’operatività con la banca o il broker, uno degli specifici obblighi assunti della banca  è consistito nell’onere di mettere a disposizione del cliente una piattaforma in cui operare 7 giorni su 7 per 24 ore al giorno.

Tale sistema deve sempre essere in grado di ricevere ed eseguire gli ordini impartiti.

Il malfunzionamento del sito o della piattaforma dell’intermediario, broker o banca, può comportare il tuo diritto al risarcimento del danno subito per le perdite sugli strumenti oggetto di investimento, a patto che tu possa provare che la puntuale esecuzione dell’ordine avrebbe comportato una plusvalenza o una minusvalenza.

In questo senso numerose Decisioni dell’ACF Arbitro Controversie Finanziarie della Consob, come elencate nell’indice.

I malfunzionamenti del sito dell'intermediario

In materia di CFD su FOREX:

il “blocco del servizio” non è dipeso da un’impossibilità tecnica oggettiva, come sostenuto dal resistente, quanto piuttosto da una scelta di quest’ultimo, che operando in tal modo ha però scorrettamente privato il cliente della possibilità di chiudere l’operazione. Sotto questo profilo il Collegio ritiene, dunque, di condividere quanto esposto dall’Ombudsman – Giurì Bancario nella decisione n. 482015 del 9 settembre 2015, richiamata dal ricorrente e relativa ad una vicenda analoga che ha interessato i CFD Forex sul cambio-euro franco svizzero il 15 gennaio 2015, ossia che «la banca non può addurre a sua giustificazione, che il blocco delle negoziazioni sul derivato sarebbe dipeso dalla sospensione delle quotazioni della valuta estera; infatti, la mancanza di quotazione del “sottostante” non può pregiudicare il diritto del cliente ad operare sulla posizione derivata e a chiudere i contratti in essere […] potendosi fare, se del caso, riferimento, quanto al prezzo, agli “ultimi prezzi Denaro-Lettera del CDF quotati dalla Banca nel corso della giornata”», in analogia così con quanto stabilito dalla clausola contrattuale prevista per la chiusura di posizioni a fine giornata e per i roll-over delle posizioni”.

In materia di diritti di opzione previsti da un aumento di capitale (dell’AS Roma Calcio SpA):

provato l’inadempimento dell’intermediario, il quale ha l’obbligo di far sì che i sistemi di home banking e trading on line siano sempre correttamente funzionanti, dovendo oltretutto garantire anche – in caso di difettoso funzionamento – l’esistenza di sistemi di back up, ovvero possibilità per il cliente di operare anche attraverso modalità alternative. Il che però, nel caso di specie, all’evidenza non è accaduto, non avendo il ricorrente potuto inserire gli ordini neppure telefonicamente attraverso il call center dell’intermediario ….

alla luce degli elementi disponibili e delle concrete modalità di svolgimento dell’operazione, che complessivamente possa considerarsi dimostrato, sia pure a livello indiziario, ma in forza di indizi che risultano dotati dei requisiti della gravità, precisione e concordanza di cui all’art. 2729 c.c., che la strategia di investimento prospettata, fondata sulla rivendita delle opzioni ad un prezzo più alto rispetto a quello di acquisto, era non solo realistica (la strategia di trading essendo poi stata posta in essere, seppure con un giorno di ritardo, dal ricorrente) ma anche plausibile nei suoi esiti“.

In materia di ordine di revoca dell’ordine di vendita delle obbligazioni:

l’Intermediario resistente avrebbe potuto dimostrare che l’ordine di revoca dell’ordine di vendita a 83,00 € delle 16:22:31 non era stato effettivamente impartito dal Ricorrente e che non era stata comunicata la volontà di vendere a 84,50 €, semplicemente versando in atti le trascrizioni delle registrazioni telefoniche, alle quali si riferisce il Ricorrente, il che avrebbe permesso di chiarire in concreto i fatti. In tal modo avrebbe dato dimostrazione di non aver ricevuto né l’ordine di revoca dell’ordine di vendita ad 83,00 €, né il nuovo ordine di vendita ad 84,50 €; così, anzi, avrebbe dimostrato che la piattaforma funzionava regolarmente. In mancanza di allegazioni in questo senso e delle circostanze di fatto testé riportate, si ritiene che la ricostruzione fornita dal Ricorrente sia verosimile e che la Banca non abbia dato dimostrazione del corretto funzionamento della propria piattaforma titoli per quanto attiene allo specifico ordine qui in discussione e, conseguentemente, il Collegio considera comprovati, ancorché in via presuntiva, i fatti così come rappresentati dal Ricorrente“.

In materia di impropria attivazione di uno stop-loss rispetto all’esecuzione di un ordine di disinvestimento:

nel caso di specie l’intervallo intercorso tra siffatta operazione di vendita e il verificarsi sul mercato della condizione di attivazione dell’ordine stop-loss è stato di meno di un secondo. Un simile infinitesimo lasso temporale obiettivamente impedisce di considerare il mancato aggiornamento automatico della soglia dello stop-loss alla stregua di un malfunzionamento del sistema suscettibile di essere qualificato come inadempimento dell’intermediario. A una simile conclusione induce, del resto, anche la considerazione che il rischio che, a fronte di rapide evoluzioni del mercato, la soglia dell’ordine stop-loss non fosse ricalcolata abbastanza velocemente da evitare esecuzioni indesiderate era stato già segnalato dall’intermediario al ricorrente nelle indicazioni operative, che costituiscono parte integrante delle condizioni contrattuali sottoscritte dal cliente. Sotto questo profilo può dunque ritenersi che il ricorrente, sottoscrivendo il contratto, abbia anche accettato tale rischio; né può dirsi che la previsione in parola si atteggi come una clausola di esonero generalizzato di responsabilità per tutte le ipotesi di non aggiornamento della soglia, giacché la sua operatività è strettamente limitata a ipotesi del tutto eccezionali, come appunto quella di specie“.

In materia di cross selling su obbligazioni corporate (della Astaldi SpA):

il malfunzionamento di che trattasi si è registrato alle ore 11.35 dell’8 novembre 2017, mentre il relativo warning è stato inserito sulla piattaforma di trading solo alle ore 14.45 (dunque, a distanza di oltre 3 ore), con la seguente dicitura: “l’informativa fornita su tutti i mercati risulta al momento non aggiornata, l’operatività è comunque garantita in quanto la funzione dispositiva risulta attiva”. Ordunque, se si considera che l’operatività cui fa riferimento parte attorea è stata posta in essere alle ore 14.40, l’informativa resa dall’Intermediario sul proprio sito non può che ritenersi tardiva in funzione delle esigenze del cliente odierna Parte Ricorrente; oltretutto, tale warning si prestava, nella sua formulazione, anche a potenziali e rassicuranti fraintendimenti nella parte in cui veniva precisato che “l’operatività è comunque garantita”, locuzione questa che si deve ritenere abbia inciso nel processo decisionale di Parte Ricorrente“.

In materia di vendita programmata di azioni oggetto di raggruppamento e cambio di codice ISIN (della Banca Monte dei Paschi SpA) :

la Consob, sin dalla comunicazione n. DI/30396 del 2000 (tuttora vigente nella parte che qui interessa), ha fatto presente che “gli intermediari che prestano servizi di trading on line devono dotarsi di sistemi informativi interni adeguati a garantire, tenuto conto dei volumi delle transazioni disposte, il rispetto dell’obbligo di eseguire con tempestività gli ordini impartiti dagli investitori […]”. Considerata la necessità di “disporre di risorse e procedure … idonee ad assicurare l’efficiente svolgimento dei servizi” (art. 21, comma 1, lett. d), del d.lgs. n. 58/1998), “può risultare opportuno concludere accordi con Internet provider e con altri soggetti coinvolti nel processo, idonei a garantire la funzionalità efficiente del servizio prestato. In ogni caso è necessario che l’intermediario predisponga adeguate procedure e risorse per far fronte ad eventuali “cadute” (anche temporanee) del sistema automatizzato, dotandosi di strumenti alternativi, efficienti e strutturati, che consentano alla clientela di proseguire l’operatività. Si rammenta che le modalità e le caratteristiche di tali strumenti alternativi di ricezione degli ordini devono essere indicate già nel testo contrattuale […]”.

Tale dovere trova ulteriore specificazione nel Regolamento congiunto Consob/Banca d’Italia del 29 ottobre 2007, il cui art. 5, comma 2, lett. l, espressamente sancisce che “gli intermediari, nell’esercizio dei servizi, adottano, applicano e mantengono (…) politiche, sistemi, risorse e procedure per la continuità e la regolarità dei servizi volte a: i) assicurare la capacità di operare su base continuativa; ii) limitare le perdite in caso di gravi interruzioni dell’operatività; iii) preservare i dati e le funzioni essenziali; iv) garantire la continuità dei servizi in caso di interruzione dei sistemi e delle procedure. Qualora ciò non sia possibile, permettere di recuperare tempestivamente i dati e le funzioni e di riprendere tempestivamente i servizi”. Ciò essendo, dalla documentazione in atti non emerge alcun elemento che dia il senso che l’Intermediario abbia, nel caso in esame, posto in essere un comportamento improntato ad un grado di diligenza professionale in linea con la richiamata normativa“.

In materia di strumenti finanziari derivati, negoziati sul mercato eCbot – posizione corta su opzioni Put su 30yr U.S. Treasury Bond:

il Collegio ritiene necessario muovere dalla considerazione che gli ordini impartiti dal ricorrente si collocavano nell’ambito di una strategia imposta dall’urgenza di disporre di una parziale copertura del portafoglio iniziale, ove erapresente una posizione corta in Put sul 30yr U.S. Treasury Bond con strike 159, che era fortemente esposta al rischio di perdite conseguente all’andamento fuori controllo del valore del sottostante nella giornata del 9 novembre 2016 (che, si noti, è il giorno della notizia – contro ogni previsione dei mercati – dell’elezione di Donald Trump alla Presidenza degli Stati Uniti d’America). Si trattava, però, di una strategia non del tutto efficiente, giacché se è vero che la posizione lunga sulle 30 opzioni Put 158,5 avrebbe compensato in larga misura il rischio originale sulle 25 opzioni Put 159, vero è anche, tuttavia, che la posizione del ricorrente restava molto esposta per via della contestuale apertura della posizione corta sulle opzioni Put 156; la compresenza delle due operazioni comportava, infatti, che la riduzione del rischio sarebbe potuta risultare pienamente efficace solo nel caso in cui il sottostante si fosse mantenuto nell’intervallo di prezzo 158,5/156, mentre al disotto di tale intervallo la posizione complessiva del ricorrente sarebbe rimasta egualmente esposta ad un rischio notevole, come poi effettivamente accaduto; gli è, infatti, che il livello di 156 risultava già oltrepassato il giorno 10 novembre, ovvero quello successivo a quello in cui l’ordine sarebbe stato seguito in assenza del malfunzionamento.

Ebbene se si tiene presente quanto sopra, ritiene il Collegio che il danno da liquidare debba essere determinato valutando, come scenario controfattuale, quale sarebbe potuto essere il risultato complessivo derivante dall’insieme delle operazioni progettate e non realizzate. Tale impostazione – che naturalmente si basa sull’assunzione di ipotesi di quello che sarebbe stato il comportamento che il ricorrente, comportandosi alla stregua di un investitore razionale, al pari del resto dell’intero mercato, avrebbe dovuto ragionevolmente tenere nei giorni successivi all’esecuzione degli ordini – comporta, ad avviso del Collegio, che il danno debba essere liquidato nell’ammontare di $ 38.000,00“.

Se hai subito un danno, potrebbe essere possibile che tu abbia diritto al risarcimento e in questo caso la strada più semplice sarà quella di rivolgersi con l’assistenza di un avvocato o uno studio legale che si occupi di diritto bancario e finanziario dinnanzi all’Arbitro Controversie Finanziarie della Consob.

Se anche tu hai subito delle perdite sui tuoi investimenti per via del ritardo della Banca intermediaria o del broker nell’esecuzione del tuo ordine, anche se dovuto al malfunzionamento del sito internet dell’intermediario, allora contattaci per una prima consulenza senza impegno in merito alla tua possibilità di ottenere il risarcimento del danno subito.

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