L’opposizione a decreto ingiuntivo contro un fornitore di energia elettrica, gas o acqua

Sei in lite con il tuo fornitore di energia elettrica, gas o acqua?

Forse hai già letto la nostra guida al cittadino

Hai ricevuto dall’impresa con la quale hai stipulato un contratto di somministrazione di energia elettrica, una fattura relativa ad importi da te già corrisposti?

Oggi affrontiamo il tema di una interessante sentenza, resa a seguito dell’impugnazione di un decreto ingiuntivo, che come sappiamo non richiede il preventivo esperimento del tentativo di conciliazione dinnanzi l’ARERA.

Il Tribunale di Milano si è recentemente pronunciato in seguito ad un’opposizione a decreto ingiuntivo con il quale il fornitore di energia elettrica pretendeva delle somme a titolo di conguaglio relative ad importi già pagati, in precedenza, dall’utente.

L’utente ha difatti provveduto alla “rateizzazione dell’importo, regolarmente pagato in conformità con la transazione stipulata”.

Alla luce di quanto sopra esposto, l’utente ha adito il Tribunale di Milano impugnando il decreto ingiuntivo notificatogli.

Con la sentenza n. 1585/2020 i giudici hanno stabilito che la pretesa creditoria fosse infondata accogliendo pertanto le domande dell’opponente.

Ciò in quanto, in primo luogo, l’impresa fornitrice di energia elettrica non ha fornito una prova idonea a dimostrare la fondatezza della propria pretesa.

Si tratta di un onere che incombe pacificamente sul creditore e inoltre, come precisato nella sentenza del Tribunale di Milano, i giudici di legittimità sul punto hanno affermato che: “ in materia di somministrazione in conformità agli artt. 115 c.p.c., 2697 c.c. ed al principio della vicinanza della prova le bollette sono in linea di massima idonee a fornire la prova dei consumi esposti, salva l’ipotesi di contestazione dell’utente; in caso di contestazione dei consumi esposti nella bolletta, è onere del preteso creditore fornire prova del quantum della merce somministrata e la corrispondenza tra i consumi esposti in bolletta e quelli risultanti dal contatore correttamente funzionante”.

Nel caso di specie il creditore non ha ottemperato a tale suo onere e difatti dalle argomentazioni dei giudici si desume la centralità e l’importanza di assolvere all’onere della prova richiesto nella situazione in esame. Per cui: “tali carenze assertive e probatorie non consentono di apprezzare la legittimità della pretesa rettifica del conguaglio e la congruità dei maggiori consumi oggetto della pretesa rettifica di conguaglio, con conseguente carenza di prova del quantum debeatur del preteso credito. Conclusivamente, la pretesa creditoria in corrispettivi pretesi a titolo di conguaglio di conguaglio, o meglio di rettifica di conguagli, è infondata e va rigettata, e da tanto discende l’accoglimento dell’opposizione e la revoca del decreto”.

Inoltre, i giudici così concludono, “l’accoglimento dell’opposizione sotto questo profilo assorbe la disamina dell’ulteriore eccezione, svolta dall’attore opponente, imperniata sull’asserito accordo transattivo intervenuto alla chiusura del rapporto tra le parti”.

Ad un risultato analogo, siamo pervenuti per dei nostri clienti con riferimento a liti contro ACEA, dove mancava la prova dei contratti sottoscritti dai consumatori.

Se anche tu ritieni di aver ricevuto, dal tuo fornitore di energia elettrica, ulteriori fatture relative ad importi già corrisposti e pertanto si tratta di pretese illegittime, contattaci per una prima consulenza senza impegno.

Se invece cerchi di ottenere il rimborso delle accise – addizionali provinciali sull’energia elettrica per gli anni 2010 e 2011 leggi qui.

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