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L’opposizione a decreto ingiuntivo contro un fornitore di energia elettrica, gas o acqua

Sei in lite con il tuo fornitore di energia elettrica, gas o acqua? potresti avere bisogno di un avvocato a Roma che si occupi di controversie in materia di energia.

Forse hai già letto la nostra guida al cittadino, e se non l’hai fatto forse troverai li le risposte alle casistiche più frequenti nelle liti con le Utility (come Enel, Eni, Acea, A2A, Hera, per dirne alcune).

Spesso la lite con il fornitore di energia, gas e acqua si può prevenire, ad esempio impugnando immediatamente le fatture o i conguagli con reclamo e presentando domanda di conciliazione.

Quando invece è arrivato un decreto ingiuntivo dal fornitore, allora serve un avvocato civilista, ma andiamo con ordine.

Cosa fare se ricevi un decreto ingiuntivo in materia di energia o gas?

Hai ricevuto un decreto ingiuntivo dall’impresa con la quale hai stipulato un contratto di somministrazione di energia elettrica o gas, una fattura relativa ad importi da te già corrisposti?

Dal momento della ricezione del decreto ingiuntivo hai 40 giorni per fare opposizione tramite un avvocato. 

Se non fai opposizione il debito diventa definitivo e non più contestabile.

L’opposizione determina una causa a rito ordinario che può durare anni e al termine del quale il Giudice di Pace o il Tribunale emetterà una sentenza.

Oggi affrontiamo il tema di una interessante sentenza, resa a seguito dell’impugnazione di un decreto ingiuntivo, che come sappiamo non richiede il preventivo esperimento del tentativo di conciliazione dinnanzi l’ARERA.

Il Tribunale di Milano si è recentemente pronunciato in seguito ad un’opposizione a decreto ingiuntivo con il quale il fornitore di energia elettrica pretendeva delle somme a titolo di conguaglio relative ad importi già pagati, in precedenza, dall’utente.

L’utente ha difatti provveduto alla “rateizzazione dell’importo, regolarmente pagato in conformità con la transazione stipulata”.

Alla luce di quanto sopra esposto, l’utente ha adito il Tribunale di Milano impugnando il decreto ingiuntivo notificatogli.

Cosa va provato nel giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo?

E’ l’impresa venditrice di energia e gas che deve dimostrare l’esistenza del suo credito (non bastano le fatture).

Ciò in quanto, in primo luogo, l’impresa fornitrice di energia elettrica non ha fornito una prova idonea a dimostrare la fondatezza della propria pretesa.

Con la sentenza n. 1585/2020 i giudici hanno stabilito che la pretesa creditoria fosse infondata accogliendo pertanto le domande dell’opponente.

Si tratta di un onere della prova che incombe pacificamente sul creditore e inoltre, come precisato nella sentenza del Tribunale di Milano, i giudici di legittimità sul punto hanno affermato che:

“ in materia di somministrazione in conformità agli artt. 115 c.p.c., 2697 c.c. ed al principio della vicinanza della prova le bollette sono in linea di massima idonee a fornire la prova dei consumi esposti, salva l’ipotesi di contestazione dell’utente; in caso di contestazione dei consumi esposti nella bolletta, è onere del preteso creditore fornire prova del quantum della merce somministrata e la corrispondenza tra i consumi esposti in bolletta e quelli risultanti dal contatore correttamente funzionante”.

Cosa succede se l’impresa fornitrice di energia e gas non da prova oltre le fatture?

In una causa relativa una fornitura di gas, energia o servizio idrico, il fornitore deve dare la prova del suo credito.

Se l’impresa non da prova delle letture del contatore fornite dal soggetto terzo distributore, allora il decreto ingiuntivo deve essere revocato.

Nel caso del Tribunale di Milano il creditore non ha ottemperato a tale suo onere per cui:

“tali carenze assertive e probatorie non consentono di apprezzare la legittimità della pretesa rettifica del conguaglio e la congruità dei maggiori consumi oggetto della pretesa rettifica di conguaglio, con conseguente carenza di prova del quantum debeatur del preteso credito.

Conclusivamente, la pretesa creditoria in corrispettivi pretesi a titolo di conguaglio di conguaglio, o meglio di rettifica di conguagli, è infondata e va rigettata, e da tanto discende l’accoglimento dell’opposizione e la revoca del decreto”.

Ad un risultato analogo, siamo pervenuti per dei nostri clienti con riferimento a liti contro ACEA, dove mancava la prova dei contratti sottoscritti dai consumatori.

Se anche tu ritieni di aver ricevuto, dal tuo fornitore di energia elettrica, ulteriori fatture relative ad importi già corrisposti e pertanto si tratta di pretese illegittime, contattaci per una prima consulenza senza impegno.

Se invece cerchi di ottenere il rimborso delle accise – addizionali provinciali sull’energia elettrica per gli anni 2010 e 2011 leggi qui.

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