avvocato diritto della finanza

L’obbligo di rendiconto nella custodia ed amministrazione titoli

Sei un investitore e ritieni che il tuo intermediario finanziario non abbia assolto l’obbligo di rendicontazione gravante su di esso?

La Commissione europea con il Regolamento delegato 2017/565 del 25 aprile 2016 ha stabilito all’art. 63 comma 1 che: “le imprese di investimento che detengono strumenti finanziari o fondi di clienti inviano a ciascun cliente per il quale detengono strumenti finanziari o fondi, con cadenza almeno trimestrale, un rendiconto di tali strumenti finanziari o fondi su un supporto durevole […]”.

Con tale disposizione è stato introdotto di fatto l’obbligo, che incombe sull’intermediario, di inviare rendicontazioni periodiche alla clientela con l’obiettivo di permettere al cliente di monitorare i propri titoli.

Molteplici sono stati i ricorsi in materia trasmessi dagli investitori all’Arbitro per le Controversie Finanziarie (ACF) il quale, nonostante le numerose eccezioni di incompetenza sollevate dagli Intermediari, si è dichiarato competente a decidere le controversie nel merito.

Le argomentazioni difatti, sono state più volte ripetute dal Collegio, secondo il quale: “la contestazione rientra a pieno titolo nel novero delle materie di competenza dell’ACF, ai sensi dell’art. 4 del Regolamento ACF. Non vi è dubbio, infatti, che l’obbligo di inviare rendicontazioni periodiche alla clientela è un’attività che l’Intermediario deve porre in essere nella prestazione del servizio d’investimento accessorio di custodia e amministrazione titoli. La disciplina delle rendicontazioni periodiche è stata da sempre regolata nello specifico dalla regolamentazione Consob come esplicitazione del generale dovere degli intermediari di operare in modo che i clienti siano sempre adeguatamente informati, di cui all’art. 21, comma 1, lett. B), TUF” ex multis la decisione ACF del 16 ottobre 2019.

Fugato ogni dubbio sulla competenza dell’Arbitro, quest’ultimo ha inoltre specificato, in numerose pronunce, in cosa consiste la deroga ex art. 63 comma 2 del Regolamento sopra menzionato.

Nell’ultima parte del comma 2 difatti si legge: “il rendiconto periodico sulle attività del cliente di cui al paragrafo 1 non è fornito quando l’impresa di investimento da ai clienti accesso a un sistema online, che si configura come supporto durevole, dove il cliente può accedere facilmente a rendiconti aggiornati su strumenti finanziari o fondi e l’impresa ha prova del fatto che il cliente ha avuto accesso a tale rendiconto almeno una volta durante il trimestre in questione”.

Tale deroga ha come obiettivo principale quello di consentire al cliente di monitorare costantemente e in qualunque momento il proprio patrimonio, evitando quindi una rendicontazione strumentale e di conseguenza abbattendo un costo che incombe sia sull’intermediario finanziario che sul cliente.

Quest’ultimo difatti può adire il Collegio per ottenere il rimborso di somme indebitamente sottratte dall’Intermediario e giustificate sulla base delle disposizioni di cui al comma 1 dell’art. 63 del Regolamento UE. Difatti, nelle ipotesi in cui il cliente può accedere online (almeno una volta ogni tre mesi) al proprio rendiconto, quest’ultimo non è dovuto e troverà di conseguenza la deroga prevista dal Regolamento comunitario.

Quanto sopra vale anche per i contratti di prestazione di servizi d’investimento conclusi fuori dai locali commerciali o per le attività di trading online, attenzione tuttavia all’ipotesi in cui il tuo intermediario abbia sede all’estero.

Se anche il tuo Intermediario ha omesso di inviarti rendicontazioni periodiche che ti consentano di monitorare il tuo patrimonio, o ha fatto gravare su di te oneri per rendicontazioni non dovute e oggi intendi rivolgerti ad un avvocato per delle contestazioni per le perdite che hai subito contattaci per una prima consulenza senza impegno.

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