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Le modifiche unilaterali ai contratti bancari

Le modifiche unilaterali ai contratti bancari – quando potresti avere bisogno di un avvocato che si occupi di diritto bancario a Roma o a Milano.

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La tua Banca può cambiare le condizioni ai tuoi contratti? 

Anche tu hai subito da parte del tuo Istituto di credito delle modifiche contrattuali unilaterali giustificate sulla base dell’art. 118 del Testo Unico Bancario?

La banca può modificare unilateralmente i contratti bancari a determinate condizioni.

A fronte della proposta di modifica delle condizioni di contratto hai un diritto di recesso, che spesso è di fatto non esercitabile per la complessità delle questioni coinvolte (mutui, affidamenti, necessità di ripianare le posizioni, addebiti di conto corrente già previsti su quel conto).

Come va inviata la modifica unilaterale delle condizioni di contratto della banca 

La modifica unilaterale delle condizioni di contratto tra te e la banca deve essere inviata per iscritto e vi deve essere prova della ricezione da parte tua.

Questo in quanto la modifica unilaterale delle condizioni di contratto è un atto recettizio, di cui la banca deve provare la tua conoscenza.

Una consumatrice ha ottenuto risarcimento dell’importo di € 4000, corrispondente all’importo sottratto dal conto corrente con una truffa su un bonifico istantaneo, sulla base del fatto che la banca non ha provato la conoscenza – da parte della cliente – della modifica delle condizioni di contratto relativamente la possibilità di effettuare bonifici istantanei sul proprio conto corrente.

Secondo l’ABF a quali condizione è possibile la modifica unilaterale dei contratti bancari?

Il Collegio di Coordinamento dell’Arbitro Bancario Finanziario in data 12 dicembre 2018 si è pronunciato a seguito di un ricorso instaurato da un cliente nei confronti del proprio Istituto di Credito.

All’origine della questione c’è stata l’attribuzione, da parte della banca, di taluni costi nei confronti del ricorrente a titolo di

“spese annue per conteggio interessi e competenze”.

Più precisamente si tratta di una modifica contrattuale unilaterale posta in essere dall’intermediario per uniformarsi alla “normativa europea sulla contribuzione al Fondo di Risoluzione Unico, che avrebbe determinato un incremento dei costi di gestione dei rapporti, tale da alterare l’originario equilibrio economico tra le parti. […] in applicazione dell’art. 118 T.U.B., e quindi ha inteso riversare sul cliente il costo sopravvenuto”.

Art. 118 TUB

L’art. 118 TUB (Testo Unico Bancario) prevede come debba comportarsi la banca in caso intenda applicare una modifica unilaterale delle condizioni di contratto.

Si riportano i primi due commi dell’art. 118 TUB:

1. Nei contratti a tempo indeterminato può essere convenuta, con clausola approvata specificamente dal cliente, la facoltà di modificare unilateralmente i tassi, i prezzi e le altre condizioni previste dal contratto qualora sussista un giustificato motivo. Negli altri contratti di durata la facoltà di modifica unilaterale può essere convenuta esclusivamente per le clausole non aventi ad oggetto i tassi di interesse, sempre che sussista un giustificato motivo.

2. Qualunque modifica unilaterale delle condizioni contrattuali deve essere comunicata espressamente al cliente secondo modalità contenenti in modo evidenziato la formula: “Proposta di modifica unilaterale del contratto”, con preavviso minimo di due mesi, in forma scritta o mediante altro supporto durevole preventivamente accettato dal cliente. Nei rapporti al portatore la comunicazione è effettuata secondo le modalità stabilite dal CICR. La modifica si intende approvata ove il cliente non receda, senza spese, dal contratto entro la data prevista per la sua applicazione. In tale caso, in sede di liquidazione del rapporto, il cliente ha diritto all’applicazione delle condizioni precedentemente praticate.

Cosa prevede l’art. 118 del d. lgs. n. 385/1993 sulla modifica unilaterale dei contratti bancari? 

“nei contratti a tempo indeterminato può essere convenuta, con clausola approvata specificamente dal cliente, la facoltà di modificare unilateralmente i tassi, i prezzi e le altre condizioni previste dal contratto qualora sussista un giustificato motivo.

Negli altri contratti di durata la facoltà di modifica unilaterale può essere convenuta esclusivamente per le clausole non aventi ad oggetto i tassi di interesse, sempre che sussista un giustificato motivo”.

In particolare, sono due le questioni affrontate e risolte dall’ABF:

1) Ius variandi: esso costituisce un diritto potestativo, in capo all’Intermediario finanziario, che gli consente di modificare in modo unilaterale il rapporto contrattuale intercorrente con il cliente. Tuttavia, l’art 118 T.U.B. enuncia dei limiti a tale facoltà, primo tra tutti la sussistenza di un “giustificato motivo”.

2) Giustificato motivo: l’ABF ha chiarito che gli eventi rappresentativi di un giustificato motivo, posti a fondamento della variazione delle condizioni contrattuali, possono essere ricondotte o alla sfera soggettiva di un singolo cliente o ad eventi di natura generale che, di conseguenza, riguardano tutte le condizioni economiche generali e, altresì, provvedimenti normativi sopravvenuti destinati a incidere sui costi sostenuti dagli intermediari.

La modifica dei contratti bancari non può voler dire inserire clausole nuove?

Inoltre, come precisato dal Collegio, non possono essere introdotte clausole contrattuali nuove ma soltanto modificare quelle preesistenti. Ciò è funzionale a tutelare il sinallagma negoziale e a non alterare il contratto già sottoscritto tra le parti stesse.

Nel caso di specie l’Intermediario finanziario adduce a propria difesa l’essersi adeguato alla normativa, tuttavia, l’ABF chiarisce che ciò non può rappresentare un giustificato motivo in ogni caso:

“la scelta compiuta dall’intermediario è totalmente svincolata dalla tipologia contrattuale interessata dalla variazione, nonché priva di qualsiasi collegamento con gli oneri previsti originariamente per tali contratti, risolvendosi, in sintesi, nel riversamento sulla clientela di un costo sopravvenuto”.

Il Collegio, nell’accogliere il ricorso del cliente, enuncia il seguente principio di diritto:

“la sopravvenienza normativa non è di per sé un giustificato motivo ai sensi dell’art. 118 TUB, ma, in alcuni casi, può assumere rilevanza a tal fine; ad esempio, quando la stessa normativa preveda la possibilità di modifiche unilaterali (ai sensi dell’art. 118 TUB) ovvero qualora incida sul costo delle attività o dei servizi interessati dalla modifica unilaterale.

Dalle argomentazioni che precedono discende chiaramente la piena fondatezza della pretesa di parte ricorrente”.

Se anche tu ritieni di aver subito ingiustamente delle modifiche contrattuali non giustificate o di essere stato ingiustamente penalizzato dalla tua Banca contattaci – anche tramite la chat – per una prima consulenza senza impegno.

Se invece hai un altro problema di diritto bancario leggi la nostra guida al link o guarda la nostra playlist a seguire.

 


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