Le dichiarazioni reticenti dell’assicurato nelle polizze vita e danni

Vuoi essere risarcito dalla tua assicurazione per un infortunio?
Un tuo caro è venuto a mancare e aveva stipulato una polizza sulla vita per la quale chiedi la liquidazione?
Hai una polizza vita stipulata al fianco del mutuo sulla casa ed il cointestatario è morto?
 
Se stai leggendo questo articolo probabilmente la tua assicurazione ha rifiutato di pagare quanto previsto dalla polizza.
 
Accade spesso che in materia di assicurazioni sulla vita o sui danni le assicurazioni rifiutino di risarcire gli aventi diritto sulla base della scoperta, dopo il verificarsi del sinistro, di alcuni fatti che sono stati taciuti dall’assicurato al momento della stipula della polizza.
 
I fatti taciuti dall’assicurato potrebbero difatti essere ritenute “dichiarazioni reticenti”, ovvero elementi che, se conosciuti dall’assicurazione, avrebbero potuto condurre questa a non stipulare la polizza o a stipularla a condizioni differenti.
 
I casi più comuni sono quelli di chi ha omesso di dichiarare di aver subito operazioni negli ultimi anni, o chi ha taciuto di essere in cura per alcune malattie, magari poco gravi, e che spesso nulla hanno avuto a che fare con il sinistro o con la morte (esempio: chi ha il bypass e poi muore di tumore al fegato, ovvero due patologie del tutto prive di collegamento l’una con l’altra).
 
Risulta ormai pacifico l’orientamento, da ultimo affermato da Cass. civ. Sez. III Ord., 5/10/2018, n. 24563 secondo cui: la reticenza dell’assicurato è causa di annullamento del contratto ex art. 1892 c.c., quando si verificano all’atto della conclusione del contratto, simultaneamente, tre condizioni:
1) la dichiarazione sia inesatta o reticente; 
2) l’assicurato abbia reso la dichiarazione con dolo o colpa grave; 
3) che la reticenza sia stata determinante ai fini della formazione del consenso dell’assicuratore. 
 
Ma chi deve dimostrare in giudizio se queste tre condizioni ricorrono o meno?
L’onere della prova, ovvero la responsabilità di provare se tutte e le tre condizioni ricorrono, grava sull’assicuratore, e ciò come recentemente affermato tra le altre dal Tribunale Parma Sez. II Sent., 9/7/2019 secondo cui: “L’onere probatorio in ordine alla sussistenza di tali condizioni, che costituiscono il presupposto di fatto e di diritto dell’inoperatività della garanzia assicurativa, è a carico dell’assicuratore“.
 
Se ritieni di aver diritto ad essere pagato da un’assicurazione e questa rifiuta ingiustamente di corrispondere il dovuto, contatta il nostro studio per una prima consulenza senza impegno.
 
 
 

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