AVVOCATO diamanti da investimento

Le decisioni dell’ABF sulle liti tra banche e clienti nell’emergenza Covid19

In caso di controversia con una banca potresti avere bisogno di un avvocato che si occupi di diritto bancario a Roma o Milano.

Con questo post affrontiamo i primi temi che sono emersi all’attenzione della giustizia – ed in particolare dell’Arbitro Bancario Finanziario – relativamente i rapporti tra banche e clienti durante l’emergenza Corona Virus.

Tra i tanti disagi subiti da cittadini ed imprese, anche le banche sono state vittime ed artefici di confusioni ed inadempimenti, e tra questi:

La sospensione dei pagamenti delle rate di mutui e altri finanziamenti

Ai sensi dell’art. 56, co. 2, d.l. 17.3.2020, n. 18, conv. in l. 24 aprile 2020, n. 27, le imprese danneggiate dall’epidemia Covid-19 possono avvalersi, tra l’altro, della sospensione del pagamento sino al 30 settembre 2020 delle rate dei mutui e degli altri finanziamenti a rimborso rateale, anche perfezionati tramite il rilascio di cambiali agrarie, in scadenza prima del 30 settembre 2020.

La norma prevede altresì che il piano di rimborso delle rate o dei canoni oggetto di sospensione è dilazionato, unitamente agli elementi accessori e senza alcuna formalità, secondo modalità che assicurino l’assenza di nuovi o maggiori oneri per entrambe le parti; è facoltà delle imprese richiedere di sospendere soltanto i rimborsi in conto capitale. 

Nella specie non vi è dubbio che la rata scaduta il 15 aprile 2020 rientra nel periodo di sospensione.

Il ricorrente ha formulato la richiesta all’intermediario l’8 aprile 2020 e questi ha accordato la sospensione a partire però dal mese di maggio in evidente violazione della previsione normativa prima citata. 

Il ricorso va dunque accolto con l’accertamento del diritto del ricorrente alla sospensione del pagamento sin dalla rata scaduta il 15 aprile 2020 ed allo storno dell’importo da lui pagato. 

Sulla mancata erogazione dei finanziamenti covid per precedenti segnalazioni in centrale rischi

Dal suo canto, l’intermediario ha affermato che il rimborso del prestito personale controverso è stato caratterizzato, sin dalla prima rata, da gravi e reiterati ritardi, allegando a supporto la lista movimenti relativa al rimborso del menzionato prestito.

In ogni caso, ai fini della presente controversia, non constano agli atti evidenze in ordine a esposizioni debitorie della ricorrente qualificabili come esposizioni creditizie deteriorate.

Anche sotto il profilo formale, la comunicazione effettuata dalla ricorrente per ottenere il beneficio della sospensione delle rate risulta sostanzialmente conforme, dal punto di vista contenutistico, alle indicazioni contenute nel documento pubblicato dal Ministero dell’Economia e delle Finanze contenente le FAQ sulle misure di sostegno introdotte con D.L. 18/2020. 

Infine si deve considerare che al ricorrere dei requisiti sostanziali e formali individuati dall’art. 56 del menzionato decreto- legge (convertito con modificazioni dalla L. 24 aprile 2020 n. 27), cioè, le imprese (e i lavoratori autonomi) hanno il diritto di avvalersi delle misure di sostegno finanziario individuate dalla disciplina di carattere emergenziale.

Depongono in tal senso: la formulazione letterale dell’art.56 del menzionato d.l. analisi utilizza il termine “comunicazione” e non “istanza o richiesta”, avvalorando una ricostruzione della posizione del cliente in termini di “diritto soggettivo” piuttosto che di “aspettativa”; devono inoltre essere considerate le finalità di tutela assegnate alle misure in analisi e illustrate nel preambolo al D.L. 18/2020 e nell’art. 56 stesso, ed in effetti l’interpretazione teleologica e costituzionalmente orientata di previsioni contenute in norme di carattere emergenziale non è estranea all’interpretazione dell’ABF.

Si riporta a titolo esemplificativo un estratto della decisione n. 2712 del 23/03/2016 del Collegio di Coordinamento ABF relativa all’interpretazione di norme contenute nella decretazione d’urgenza a seguito degli eventi sismici in Abruzzo nell’aprile 2009:

“È inoltre senz’altro da condividere l’esigenza, manifestata nell’ordinanza di rimessione, di una lettura costituzionalmente orientata del citato art. 6, comma 1°, lett. n). Appaiono infatti incontestabili le finalità solidaristiche che hanno ispirato la norma in esame, di talché non appare irragionevole ritenere, sulla base dei princìpi riconducibili all’art. 2 Cost., che sussista un dovere delle banche di concorre alla realizzazione delle istanze di tutela delle popolazioni colpite dagli eventi sismici, attesa la difficoltà, oggettivamente evidente, di onorare con puntualità le scadenze dei debiti contratti.”.

Infine, va ricordata l’assenza di riferimenti a valutazioni discrezionali sul merito creditizio dei clienti da parte dei soggetti finanziatori.

E’ poi da dire che depongono nello stesso senso, sul piano del sistema, la circostanza per cui una quota degli importi oggetto della moratoria sia coperta dalla garanzia del Fondo centrale per le PMI, peraltro concessa a titolo gratuito (cfr commi 6 e 7 art. 56 d.l. 18/2020); il fatto che le disposizioni in analisi prevedono che non ci sia una perdita economica per la Banca per effetto della moratoria (la Banca d’Italia, ha rappresentato che lo strumento in analisi è “neutro dal punto di vista attuariale”.

Pertanto, sulla scorta di queste ragioni, la ricorrente ha diritto alla sospensione dei ratei di mutuo tuttora in corso fino alla scadenza del temine stabilito dai provvedimenti in vigore, e sotto questo profilo la domanda è accolta. 

Il recesso dalla banca dal conto corrente in pieno lockdown

La banca nel caso in questione comunicava recesso dal conto corrente in pieno lockdown.

Chiudeva quindi il conto sulla base di un asserito mancato rispetto della normativa antiriciclaggio, ma lo faceva inviando la lettera raccomandata di preavviso ad un indiretto sbagliato e non riferibile alla cliente.

Dunque, alla luce di tale situazione, la prova del pregiudizio subito emerge in forza di due concomitanti ragioni.

Da un lato il fatto che in quelle settimane fosse estremamente difficile, se non impossibile, compiere molte delle normali attività quotidiane e ordinarie (come ad esempio aprire un conto corrente presso un altro intermediario) può ritenersi circostanza che rientra nell’ambito del notorio (secondo la Cassazione è tale il “fatto acquisito alle conoscenze della collettività, con tale grado di certezza da apparire indubitabile ed incontestabile”: Cass., ord. 21 febbraio 2020, n. 4661; per una prima Decisione N. 20011 del 12 novembre 2020 applicazione del fatto notorio nel caso della pandemia Covid-19, si veda Trib. Rimini, ord. 28 giugno 2020).

Dall’altro lato, la ricorrente ha affermato alcune circostanze ben precise a sostegno del pregiudizio subito, consistenti in particolare nella difficoltà di aprire un nuovo conto corrente, nella necessità di chiedere ad un amico di “imprestargli” il proprio codice Iban per poter ricevere la liquidazione del conto illecitamente bloccato dall’intermediario, addirittura nell’aver dovuto utilizzare il medesimo “stratagemma” persino per farsi pagare la cassa integrazione per il periodo di forzata inattività durante il suddetto lock-down.

Ebbene, sulla determinazione del danno l’intermediario ha svolto solo generiche osservazioni in diritto, attinenti alle modalità di allegazione e prova del pregiudizio non patrimoniale, ma non ha specificamente contestato i fatti affermati dalla ricorrente, i quali pertanto possono ritenersi provati ai sensi dell’art. 115 c.p.c. 

Pare inoltre fuor di dubbio che i comportamenti sopra descritti abbiano leso plurimi interessi di rilevanza costituzionale (artt. 2, 32, 36, 38 e 47 Cost.).

Né d’altra parte la circostanza dell’errata indicazione dell’indirizzo di spedizione della raccomandata del 3/10/2019 può in qualche modo ritenersi giustificabile, atteso che l’errore consisteva nell’indicazione del numero civico “43498”, il quale appare del tutto incongruo rispetto alle normali modalità di numerazione civica nel nostro paese. Usando l’ordinaria diligenza (ex art. 1176, comma II c.c.) l’intermediario si sarebbe dovuto accorgere del proprio evidente errore – ormai peraltro ammesso – evitando così di bloccare un conto corrente in forza di un recesso invalido ed inefficace, nel pieno dell’epidemia sanitaria. 

La revoca degli affidamenti durante il lockdown

Molto attese le pronuncie, che ancora non si ravvisano in merito alla revoca del fido durante le restrizioni da Corona Virus.

L’impossibilità di revocare gli affidamenti da parte della banca, originariamente prevista fino al 30/9/2020 è stata poi prorogata dal decreto agosto al 31/01/2021
L’Impresa doveva inviare una Comunicazione alla Banca, chiedendo di avvalersi di questa misura (art. 56, comma 2 decreto cura italia), corredata da una dichiarazione in cui autocertificava di aver subito temporanea carenza di liquidità causa covid.

Se invece hai subito un altro danno per colpa di una banca durante l’emergenza Covid19, contattaci per una prima consulenza senza impegno.

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