Le controversie in materia di diamanti da investimento

Cerchi un avvocato che si occupi delle controversie in materia di diamanti con Banca Popolare di Milano e IDB – Intermarket Diamond Business?

Se anche tu hai investito in diamanti presso una filiale BPM, prosegui nella lettura di questo articolo.

Come noto oggi lo scandalo dei diamanti da investimento ha riguardato numerose banche, tra cui UniCredit, Intesa, MPS e altre. Ciò nonostante la gran parte di queste banche – di fronte all’esplosione dello scandalo – hanno preferito procedere al rimborso dei propri clienti. Così non è stato per BPM che ad oggi rifiuta di risarcire per le compravendite avvenute all’interno delle proprie filiali.

Ma da dove nasce questo contenzioso?

Tra il 2011 ed il 2016 la BPM ha procacciato clienti alla IDB per la vendita dei cosiddetti diamanti da investimento: i responsabili delle Filiali hanno suggerito questa scelta ai propri clienti, affermando che si trattava di una scelta di diversificazione del portafoglio e che si trattava di una scelta sicura, destinata ad una sicura rivalutazione nel tempo.

Dopo il suggerimento da parte della BPM, il cliente si incontrava nella Filiale della stessa banca con un incaricato della IDB: quest’ultima società stipulava poi il contratto di compravendita con il cliente, contratto anticipato e corredato di informazioni pubblicitarie false o quantomeno fuorvianti, tra cui le seguenti:

  1. il prezzo di vendita dei diamanti (autonomamente fissato dal professionista e comprendente costi e margini di importo complessivamente pari a due o tre volte il valore della pietra) era presentato come “quotazione di mercato” e pubblicato a pagamento su giornali economici;
  2. si creava l’aspettativa di apprezzamento del valore futuro dei diamanti, attraverso grafici costruiti sull’andamento dei propri prezzi di vendita presentati come “quotazioni”, valori messi a confronto con indici ufficiali e quotazioni di titoli stabilite in mercati regolamentati;
  3. si prospettava la facile liquidabilità e rivendibilità del diamante, quando invece l’unico canale di rivendita attraverso il quale avrebbero potuto essere realizzati i guadagni prospettati è rappresentato dagli stessi professionisti;
  4. la qualifica di “leader di mercato”, impiegata senza ulteriori precisazioni, al fine di conferire un maggiore affidamento e credibilità alla propria offerta.

La vendita nelle modalità descritte, è già stata ritenuta una pratica commerciale scorretta dall’Autorità Garante per la concorrenza ed il mercato.

La scorrettezza della pratica commerciale è stata ravvisata tanto nel comportamento della IDB quanto nel comportamento tenuto dalla Banca (che attraverso la vendita nelle proprie filiali ha ricavato circa 100 milioni di euro di commissioni).

Oggi risulta impossibile vendere le pietre e queste, stimate da periti indipendenti, risultano avere un valore dell’80% inferiore rispetto a quello di acquisto.

Ad oggi il nostro studio ha già avviato le cause civili dirette ad ottenere il risarcimento del danno per 10 clienti, i quali hanno investito somme tra i 10 mila ed i 100 mila euro.

Se anche tu hai investito in diamanti in una filiale BPM contattaci per una consulenza senza impegno.

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