È valida la rinuncia del lavoratore ai propri diritti?

Sei un lavoratore e hai firmato una rinuncia ingiusta ai tuoi diritti?

Oppure sei un datore di lavoro e vuoi regolarizzare una situazione in essere con un tuo collaboratore?

In entrambi questi casi ricorda che il lavoratore è considerato soggetto debole nel rapporto con il suo datore di lavoro, e pertanto la legge prevede a sua tutela delle formalità per la rinuncia ai suoi diritti.

Se un diritto discende da norme derogabili di legge o di CCNL, oppure dal proprio contratto individuale, allora la legge prevede che il lavoratore possa impugnare l’atto di rinuncia ai sensi dell’art. 2113 del codice civile.

Tale impugnazione deve essere proposta, a pena di decadenza:

– entro sei mesi dalla cessazione del rapporto di lavoro, se la sottoscrizione è avvenuta in costanza di rapporto,

– o entro sei mesi dalla sottoscrizione, se successiva alla risoluzione del rapporto di lavoro.


L’impugnazione può essere effettuata con ogni mezzo, e preferibilmente con una lettera raccomandata o una pec contenente una esplicita manifestazione della volontà di revocare il consenso prestato alla rinuncia del proprio diritto.


Al fine di rendere le rinunce e le transazioni valide e inoppugnabili è possibile ricorrere ai seguenti metodi di conciliazione:

  • conciliazione in sede amministrativa,
  • conciliazione sindacale;
  • conciliazione davanti al giudice.

Se hai necessità di assistenza nell’ottenere il riconoscimento dei tuoi diritti da parte del datore di lavoro oppure vuoi sanare una situazione irregolare puoi rivolgerti al nostro Studio per una prima consulenza senza impegno.

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