La recente giurisprudenza romana in materia tributaria

Dove trovo un avvocato tributarista?

Come trovare uno studio legale che si occupa di diritto tributario a Roma o a Milano?

Con recenti sentenze le Commissioni Tributarie Provinciali e Regionali di Roma e del Lazio, e la Corte di Cassazione, sono intervenute in materia tributaria e fiscale con provvedimenti degli di menzione.

IRAP: non si applica il raddoppio dei termini per l’accertamento in caso di frode fiscale

Non si applica la disciplina del raddoppio dei termini prevista dall’art. 43 del D.P.R. n. 600 del 1973 e dal D. Lgs. n. 74/2000 nell’ipotesi di accertamento in materia di IRAP, poiché per le violazioni delle norme relative a detta imposta non sono previste sanzioni penali. Ciò deriva dal mancato inserimento delle violazioni relative all’imposta regionale tra le ipotesi delittuose previste dal D. Lgs. n. 74/2000 che, infatti, ricomprende solamente i reati in materia di imposte sui redditi e sul valore aggiunto. 
In base a tale principio, già più volte affermato dalla stessa giurisprudenza di legittimità, la Corte di Cassazione ha accolto il ricorso proposto dal contribuente, respinto sia in primo e sia in secondo grado, annullando definitivamente l’avviso di accertamento IRAP impugnato, in quanto notificato oltre i termini ordinari.

Iscrizione di ipoteca e “periculum in mora”

I giudici della CTR palermitana hanno ribaltato la decisione dei giudici di prime cure che avevano negato la possibilità all’ente impositore di iscrivere ipoteca sui beni mobili registrati di una azienda e del suo socio accomandatario perché, pur sussistendo il “fumus bonis juris”, non sarebbe stato sufficientemente dimostrato il “periculum in mora”. Nel caso di specie i giudici hanno, invece, in concreto desunto l’esistenza del “periculum in mora” dall’entità del credito, unitamente all’evidente inconsistenza del patrimonio societario, all’inesistenza della sede legale e all’assenza di un adeguato patrimonio del socio accomandatario.

Emendabilità della dichiarazione dei redditi in sede contenziosa

Il contribuente in sede contenziosa può sempre opporsi alla maggiore pretesa tributaria dell’Amministrazione finanziaria, allegando errori, di fatto o di diritto, commessi nella redazione della dichiarazione dei redditi, indipendentemente dal termine di cui all’art. 2, comma 8 bis, D.P.R. n. 322, del 22 luglio 1998 (Cassazione, Sezioni Unite, sentenza n. 13378 del 30 giugno 2016). Dunque, anche in sede d’impugnazione della cartella di pagamento, il contribuente può contestare il tributo richiesto e frutto di errore nella dichiarazione presentata, qualora da essa derivi l’assoggettamento del dichiarante ad un obbligazione tributaria più gravosa di quella previsto dalla legge e in contrasto con l’art. 53 Cost. Nel caso di specie, quindi, la CTR Lazio riforma la sentenza impugnata e procede al ricalcolo delle imposte dovute.

Valutazione dell’effettiva capacità contributiva nell’accertamento sintetico

Ai fini dell’accertamento sintetico ex art. 38, comma 4, del D.P.R. n. 600/1973, l’effettiva capacità contributiva del contribuente va valutata non solo sulla base della mera proprietà o provenienza dei beni ma tenendo in considerazione anche la necessaria attitudine al sostenimento di spese congrue per la loro manutenzione (ex multis Cassazione, sentenza n. 7408/2011). In base a tali premesse, la CTR del Lazio accoglie l’appello avverso la pronuncia di primo grado, ribadendo che non rilevano solo le modalità con cui i beni sono stati acquisiti al patrimonio, nel caso di specie a titolo successorio, bensì le spese sostenute per il mantenimento e la gestione dei medesimi, tali da evidenziare l’esistenza di redditi occultati all’Erario. Sulla legittimità dell’atto impositivo, inoltre, la CTR precisa che la firma apposta dal delegato funzionario in calce ne sancisce sempre e comunque la piena validità ed efficacia (Cassazione, sentenza n. 13512/2011). 

Imposta di registro sugli atti giudiziari

In tema d’imposta di registro sugli atti giudiziari, la sospensione della provvisoria esecutività del lodo arbitrale non fa venir meno il presupposto del tributo, poiché quest’ultimo è costituito dall’esistenza stessa del titolo giudiziario soggetto a registrazione (Cass. ord. n. 12480/2018). Nello specifico, la CTR ha dunque rigettato l’appello, non ritenendo la mera sospensione del lodo arbitrale causa esimente del versamento dell’imposta. Al contempo, i giudici d’appello hanno ritenuto inapplicabile la “registrazione a debito”, non esistendo nel caso di specie le condizioni previste. Infatti, la “registrazione a debito” ‒ ai sensi dall’art. 59, lett. a) del D.p.r. n. 131/1986 ‒ è disposta per le sole ipotesi in cui questa sia richiesta “ad istanza o nell’interesse di un’amministrazione dello Stato”, alla luce del principio processuale della soccombenza.

Notifica di atti processuali oltre i termini

In tema di notifica di atti processuali non andati a buon fine per ragioni non imputabili al notificante, quest’ultimo, al fine di mantenere gli effetti collegati alla richiesta originaria, una volta appreso l’esito negativo, deve immediatamente riattivare il processo notificatorio e svolgere tempestivamente gli atti necessari al suo completamento. Al riguardo il limite di tempo indicato dai giudici della Suprema Corte (ss.uu. n. 14594/2016) è pari alla metà dei termini indicati dall’art. 325 c. p. c., salvo circostanze eccezionali di cui sia data prova rigorosa. Nel caso in esame la Suprema Corte ha ritenuto, dunque, fondata l’eccezione di tardività della notifica avanzata dalla ricorrente in quanto nella fattispecie concreta mancavano sicuramente sia i requisiti di immediatezza che di tempestività.

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