AVVOCATO INPS DIRITTO PREVIDENZA ROMA

La prescrizione degli avvisi di addebito dell’INPS

La prescrizione degli avvisi di addebito dell’INPS: quando potresti avere bisogno di un avvocato o di uno studio legale a Roma o a Milano che si occupi di diritto previdenziale.

Dal 1/7/2021 i termini per le notifiche INPS corrono di nuovo normalmente, e pertanto occorrerà attenzione nel valutare l’opportunità di impugnare tempestivamente gli avvisi bonari e gli avvisi di addebito.

Cartella Equitalia per debito INPS?

Quando si parla di debiti INPS si parla di avvisi di addebito e non di cartelle esattoriali.

E difatti dal 2011 in poi, l’INPS procede direttamente all’iscrizione a ruolo di questi atti detti “avvisi di addebito” che sostituiscono le vecchie “cartelle esattoriali”.

Per chi scopre oggi di avere un debito Equitalia tuttavia poco cambia, essendo necessario comunque affrontare l’eventuale causa contro l’Agenzia delle Entrate Riscossione e l’INPS per ottenere la cancellazione del debito per l’eventuale prescrizione del credito previdenziale.

Hai ricevuto un avviso di addebito da parte dell’INPS?

Se anche tu ti trovi con un debito nei confronti dell’INPS e lo ritieni ingiusto, innanzi tutto hai bisogno di un avvocato, ma per adesso continua a leggere questo articolo.

Spesso l’INPS invia ai cittadini richieste ingiuste con avvisi, cartelle esattoriali o intimazioni pagamento, proprio come successo al sig. Mario, avvocato e pertanto iscritto alla cassa forense.

Al sig. Mario  veniva notificato ad agosto 2017 un avviso da parte dell’INPS tramite il quale l’Ente richiedeva il pagamento dei contributi relativi

all’anno 2011.

Cosa fare per un avviso INPS basato sull’accertamento IRPEF?

Ti domandi cosa fare se hai ricevuto un avviso di addebito da parte dell’INPS dopo aver ricevuto un accertamento fiscale per evasione IRPEF?

Ebbene potresti ricadere nell’ipotesi del cosiddetto Doppio Accertamento: questo è il caso che ricorre quando seguendo le orme dell’Agenzia delle Entrate, l’INPS considera che il maggior reddito realizzato secondo l’accertamento debba essere soggetto anche all’applicazione dei contributi previdenziali.

In questo caso, dopo la ricezione dell’avviso di addebito INPS sarà necessario impugnare l’atto entro 40 giorni davanti il Tribunale, per contestare la pretesa di queste somme, quando basate solo sull’accertamento dell’Agenzia delle Entrate (che non fa prova di nulla nei rapporti tra cittadino e Istituto Previdenziale).

Da quando decorre il termine di prescrizione delle cartelle INPS?

Non molti sannno che il termine di prescrizione, entro il quale l’INPS può richiedere il pagamento delle somme, varia di anno in anno, in funzione della data entro cui quegli importi andavano pagati (e tale data è prevista con apposite delibere dall’INPS).

Mediante ricorso, proposto dinanzi al Tribunale di Roma, il sig. Mario agiva per ottenere una decisione che accertasse la intervenuta prescrizione del credito vantato dall’amministrazione per decorrenza del termine prescrizionale di 5 anni.

Ebbene, con sentenza n. 304/2020 il giudice richiamando i principi già espressi dalla Corte di Cassazione ha affermato che nulla è dovuto dal cittadino per l’avvenuta prescrizione, in quanto:

il dies a quo per la decorrenza del periodo prescrizionale deve essere individuato nel giorno indicato per il versamento delle somme dovute in base alla dichiarazione dei redditi, per quelli maturati nell’anno 2011 la data è quella del 9 luglio 2012, come prorogata dal Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 6 giugno 2012.

Nella fattispecie l’INPS non aveva mai sollecitato in alcun modo il pagamento del proprio credito sorto in data 9 luglio 2012, ai sensi di quanto accertato con la sentenza de quo.

Ergo, in data 23 agosto 2017 il credito già doveva considerarsi prescritto, non avendo oltretutto, l’Ente Previdenziale, posto in essere alcun atto interruttivo della prescrizione.

La sospensione della prescrizione INPS durante l’emergenza Covid19

Durante l’emergenza Covid19 il decorso della prescrizione INPS è stato sospeso in alcuni periodi.

La legga ha infatti previsto il blocco delle cartelle e degli avvisi di accertamento, ed ha quindi conseguentemente prorogato i termini a disposizione dell’INPS per agire contro i contribuenti.

La prima sospensione è stata prevista tra il 23/2/2020 ed il 30/6/2020.

La seconda sospensione è stata prevista tra il 31/12/2020 ed il 30/6/2021.

Dunque per 129 giorni (durante la prima sospensione) e per 182 giorni (durante la seconda sospensione) l’INPS non ha potuto notificare atti, e potrebbe oggi essere ancora in tempo per la notifica di cartelle riferite, per esempio, all’anno 2015.

La conferma della prescrizione dei crediti di diritto previdenziale a 5 anni secondo la Cassazione

Il fatto che gli avvisi di addebito INPS e le cartelle esattoriali dell’Agenzia Entrate riscossione contenenti voci per debiti INPS si prescrivano in 5 anni trova conferma nelle sentenze della Corte di Cassazione.

E difatti dalla sentenza Sezioni Unite n. 23397/2016 in poi la scadenza del termine per proporre opposizione avverso la cartella di pagamento, pur determinando la decadenza dall’impugnazione, produce come effetto unicamente l’irretrattabilità del credito contributivo, ma non determina la conversione del termine prescrizionale breve in quello ordinario decennale.

La cartella infatti resta un atto amministrativo e non acquisisce mai valore di giudicato, come sarebbe per una sentenza.

Se anche tu hai ricevuto un atto da parte dell’INPS contattaci per una prima consulenza senza impegno.

Se invece punti ad ottenere la ricongiunzione tra i tuoi contributi in gestione separata INPS e quelli versati in una cassa di previdenza professionale, leggi qui.

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