La legge retroattiva sui procedimenti giudiziari in corso alla luce della giurisprudenza della Corte Europea dei diritti dell’uomo

La legge applicabile al tuo caso è stata modificata in corso di causa?

Se hai iniziato una causa, e a metà percorso ti sei visto imporre dallo Stato una legislazione svantaggiosa applicabile retroattivamente?

Quante volte i diritti del personale della scuola, dei dipendenti della pubblica amministrazione, dei pensionati, dei professionisti o delle aziende sono stati calpestati da normative che fanno crollare la fiducia nella certezza del diritto?

Probabilmente il tuo caso assomiglia a quello dei sig.ri Cicero (e altri), i quali sono stati personale ATA e si sono visti privare dell’anzianità di servizio ed altri vantaggi legati all’avanzamento di carriera.

Se cerchi un avvocato che si occupi di diritti dell’uomo e di rispetto della Carta CEDU, continua a leggere.

Nel caso Cicero, a fronte di un chiaro diritto maturato sulla base della legge e delle precedenti sentenze, lo Stato Italiano è intervenuto con una legge finanziaria, per rendere una “interpretazione autentica” che ha di fatto impedito ai ricorrenti di ottenere giustizia in Italia.

L’intervento legislativo dello Stato, difatti, non può incidere su diritti ormai evidenti dei singoli, eccezion fatta che per motivi di interesse generale e soprattutto particolare cautela è dovuta dallo Stato quando va a disciplinare con legge le cause in corso contro lo Stato stesso o contro le pubbliche amministrazioni.

I signori si sono quindi dovuti rivolgere alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, la quale ha riconosciuto che:

…benché non sia precluso al legislatore di disciplinare, mediante nuove disposizioni retroattive, i diritti derivanti da leggi in vigore, il principio dello stato di diritto e la nozione di equo processo sanciti dall’articolo 6 precludono, salvo che per motivi imperativi di interesse pubblico, l’ingerenza del legislatore nell’amministrazione della giustizia finalizzata a influenzare la determinazione giudiziaria di una controversia ….

… Il rispetto dello stato di diritto e la nozione di equo processo impongono che le motivazioni addotte per giustificare tali misure siano trattate con il massimo grado di circospezione possibile …
Invocando i principi di cui sopra, a decorrere dal 1994 la Corte ha costantemente riconosciuto …. che sussiste violazione dell’articolo 6 § 1 ogniqualvolta che, in assenza di motivi imperativi di interesse generale, lo Stato interviene in modo decisivo per garantire che i procedimenti dei quali è parte abbiano un esito a lui favorevole ….

 Vista la sua giurisprudenza in materia … la Corte ritiene che nel caso di specie l’ingerenza legislativa causata dall’applicazione di disposizioni retroattive a procedimenti in corso, al fine di determinarne l’esito, non possa essere giustificata da alcun motivo imperativo di interesse generale.

Le considerazioni di cui sopra sono sufficienti a permettere alla Corte di concludere che vi è stata violazione dell’articolo 6 § 1 della Convenzione“.

La CEDU è difatti sempre più attenta alla tutela del diritto di proprietà dei cittadini dalle indebite interferenze dello Stato.

Se anche tu hai subito le conseguenze pregiudizievoli di un intervento normativo sulla tua causa e cerchi uno Studio legale che si occupi di violazioni della Carta CEDU, contattaci per una prima consulenza diretta a valutare se ci sono i presupposti per un ricorso alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo.

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