Diritti dell'uomo

Il ritardo nel rimborso del credito d’imposta come violazione dei diritti umani

Abbiamo spesso affrontato il tema della tutela dei diritti dell’uomo dinnanzi la CEDU, ed in particolare del tema della tutela del diritto di proprietà laddove la normativa italiana non permette ad un creditore di avere soddisfazione.

Con una interessante sentenza del 2003, la Corte EDU ha affermato che il ritardo dello Stato Italiano nel rimborso del credito d’imposta non è legittimo alla luce della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo e ha di conseguenza condannato l’Italia al risarcimento del danno provocato all’imprenditore che si è rivolto alla Corte.

In questo senso la sentenza del 3 luglio 2003, Buffalo s.r.l. contro Italia, ricorso n. 38746/1997 secondo cui: “Il ritardo ultraquinquennale nel rimborso dei crediti d’imposta (pacificamente dovuto al contribuente), specie se di rilevante importo, pone  il contribuente in una situazione  di totale incertezza che aggrava la sua perdita finanziaria e ciò  infrange il giusto equilibrio tra le esigenze dell’interesse generale della comunità e gli imperativi della salvaguardia dei diritti fondamentali degli individui, segnatamente il diritto al rispetto dei beni garantito dall’articolo 1 del Protocollo n° 1, della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo”.

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