Il rispetto dei diritti dell’uomo nei procedimenti relativi i minori, per l’affido e sulla responsabilità genitoriale

Hai ricevuto un provvedimento del Tribunale dei Minori, degli Assistenti sociali o del Tribunale diretto all’allontanamento della casa coniugale? I tuoi figli sono stati affidati ad altri?

Se anche tu hai ricevuto un provvedimento restrittivo o di decadenza della responsabilità genitoriale, e stai cercando un avvocato a Roma per difenderti, continua a leggere questo articolo.

Se invece hai un altro problema di diritto di famiglia, leggi la nostra guida al cittadino.

Nel nostro paese spesso i procedimenti in materia di minori sono lunghi e difficoltosi per tutti i soggetti coinvolti.

Se il tuo procedimento per l’affidamento di figli minori, è stato eccessivamente lungo o non sono state rispettate alcune garanzie, vi potrebbe essere violazione dell’articolo 8 della Convenzione europea dei Diritti dell’Uomo.

La Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, con sentenza del 18 luglio 2019, si è pronunciata a seguito di un ricorso concernente l’allontanamento dei figli minori di una cittadina italiana dalla residenza familiare.

Allontanamento che fu ordinato dall’autorità giudiziaria territorialmente competente e fu, inoltre, disposto l’affidamento temporaneo dei figli ai sensi degli articoli 333 e 336 c.c., dal 2002 al 2005, a una comunità protetta e, successivamente, ad una famiglia affidataria.

La ricorrente ha adito la Corte EDU in quanto ha lamentato la violazione dell’art. 8 della CEDU che sancisce il “Diritto al rispetto della vita privata e familiare”:

  1. Ogni persona ha diritto al rispetto della propria vita privata e familiare, del proprio domicilio e della propria corrispondenza.
  2. Non può esservi ingerenza di una autorità pubblica nell’esercizio di tale diritto a meno che tale ingerenza sia prevista dalla legge e costituisca una misura che, in una società democratica, è necessaria alla sicurezza nazionale, alla pubblica sicurezza, al benessere economico del paese, alla difesa dell’ordine e alla prevenzione dei reati, alla protezione della salute o della morale, o alla protezione dei diritti e delle libertà altrui”.

L’art. 8, posto a tutela della vita familiare, è finalizzato a difendere l’individuo da ingerenze arbitrarie dei pubblici poteri.

In particolare, agli Stati contraenti è posto il divieto di ingerenza, salvo specifiche espresse deroghe. L’ingerenza può essere prevista dalla legge o motivata da una delle esigenze imperative di carattere generale di cui al secondo comma dell’art. 8.

Nel caso di specie la decisione della Corte di Strasburgo evidenzia come la proroga dei suddetti provvedimenti di affidamento per oltre dieci anni non sia stata “necessaria” ai sensi dell’articolo 8 CEDU e che le autorità interne non abbiano agito sollecitamente e con l’“eccezionale diligenza” che deve essere esercitata nelle cause riguardanti il benessere dei minori.

Nello specifico i giudici europei hanno così argomentato: “la Corte esprime preoccupazione per un sistema che il Governo loda per la sua flessibilità (si veda il paragrafo 82 supra), ma che rende anche possibile, come dimostrato dai fatti oggetto della causa, l’affidamento allo Stato sulla base di una legislazione che prevede che i “provvedimenti temporanei” che possono essere adottati in una situazione di “urgente necessità” siano protratti a tempo indeterminato, senza fissare un termine di durata dei provvedimenti o di riesame giudiziario degli stessi, con ampie deleghe da parte dei Tribunali ai Servizi sociali, e in definitiva senza che siano determinati i diritti genitoriali.

Per quanto sopra esposto, e in particolare visti i vari ritardi individuati, la Corte ritiene che il processo decisionale, che ha comportato l’affidamento ininterrotto dei minori per oltre dieci anni, sia incompatibile con i requisiti dell’articolo 8.

Vi è conseguentemente stata violazione di tale disposizione della Convenzione”.

I giudici hanno, in conclusione, condannato lo Stato italiano al pagamento di € 33.000, per il danno non patrimoniale subito dai ricorrenti, e di € 17.000 per le spese.

Se anche tu ritieni di essere vittima di un comportamento dello Stato che determina una violazione del tuo diritto posto a tutela della vita privata e familiare, contattaci per una prima consulenza senza impegno.

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