Il risarcimento del danno all’erede per le operazioni bancarie illecite subite dal defunto

Sei un coerede e vuoi far valere la tua pretesa creditoria nei confronti di una banca o di un Intermediario finanziario?

La persona di cui sei erede ha subito, prima del decesso: bonifici fraudolenti, addebiti sulla carta di credito o bancomat?

Nell’ambito dei bonifici bancari, le frodi più frequenti sono:

  • il phishing: evitabile dal cliente con la dovuta diligenza;
  • il c.d. man in the browser, in cui, attraverso un software particolarmente insidioso, si realizza l’interposizione fraudolenta di un terzo tra il sistema centrale dell’intermediario e quello del singolo utente, mentre il cliente ritiene di operare all’interno del circuito operativo dell’intermediario. In tali casi, si esclude l’imputabilità all’utilizzatore di qualsivoglia profilo di colpa grave, e il cliente è tenuto indenne delle perdite subite, al netto della franchigia di cui all’art. 12 comma 3 D. lgs. 11/2010 eventualmente prevista.

Allora devi sapere che puoi pretendere l’intero credito del de cuius nei confronti dell’Istituto di Credito, senza coinvolgere necessariamente gli altri eredi nel ricorso. In qualità di erede, puoi rivolgerti ad un avvocato per ottenere il risarcimento di quanto spettante al defunto, senza coinvolgere gli altri eredi.

Il 20 dicembre 2018 il Collegio di Coordinamento dell’ABF Arbitro Bancario Finanziario si è pronunciato in merito ad una questione del tutto analoga a quanto abbiamo già detto con riferimento alla pari facoltà di rimborso dei buoni fruttiferi postali.

Nello specifico il ricorso è stato presentato nei confronti di un Intermediario finanziario in quanto quest’ultimo si è opposto alla richiesta di rimborso di somme che l’erede avrebbe voluto prelevare.

Difatti il titolare, in seguito deceduto, ha subito il furto della propria Carta Bancomat con la quale sono stati poi effettuati dei prelievi. Si rivolgono pertanto, gli eredi del de cuius, nei confronti dell’Intermediario resistente per ottenere il rimborso di tali somme.

Tuttavia, l’Istituto di credito ha contestato:

  • In via pregiudiziale: il difetto di legittimazione attiva dei ricorrenti poiché questi ultimi non erano gli unici eredi del de cuius. Parte resistente richiama a questo proposito precedenti decisioni ABF con le quali, in situazioni analoghe, i Collegi territoriali sancivano il difetto di legittimazione attiva dei ricorrenti in assenza di una domanda presentata da tutti i coeredi.
  • Nel merito: l’Intermediario eccepisce la colpa grave dell’utilizzatore, e quindi l’esistenza di un motivo tale da impedire in ogni caso il rimborso.

Il Collegio di coordinamento, nel pervenire alla soluzione del caso di specie, richiama due precedenti pronunce della Corte di Cassazione (sentenza n. 24657/2007 e ordinanza n. 27417 del 20/11/2017) ed enuncia il seguente principio di diritto: Il singolo coerede è legittimato a far valere davanti all’ABF il credito del de cuius caduto in successione sia limitatamente alla propria quota, sia per l’intero, senza che l’intermediario resistente possa eccepire l’inammissibilità del ricorso deducendo la necessità del litisconsorzio né richiedere la chiamata in causa degli altri coeredi. Il pagamento compiuto dall’intermediario resistente a mani del coerede ricorrente avrà efficacia liberatoria anche nei confronti dei coeredi che non hanno agito, i quali potranno far valere le proprie ragioni solo nei confronti del medesimo ricorrente”. 

Inoltre, per ciò che concerne le controversie instaurate dinanzi all’ABF quest’ultimo precisa che: “[…] la questione processuale di cui si è detto non possa essere risolta se non tenendo conto delle caratteristiche proprie del procedimento avanti all’Arbitro Bancario Finanziario, il quale, da un lato, non ammette l’integrazione del contraddittorio e, dall’altro, sfocia in una pronuncia che non è suscettibile di acquistare l’efficacia di cosa giudicata. Alla luce di queste considerazioni, ritiene questo Collegio di dover confermare l’adesione di quelli territoriali al consolidato e ben argomentato indirizzo della Suprema Corte che afferma che il credito del dante causa caduto in successione viene ad essere parte della comunione ereditaria e non si divide automaticamente tra i coeredi”.

Inoltre, il Collegio di Coordinamento, nell’accogliere il ricorso degli eredi, ritiene (nel merito) che: “l’intermediario non ha fornito elementi di prova atti a dimostrare una grave negligenza del de cuius, titolare della carta, nella custodia della carta stessa e del relativo PIN, come avrebbe dovuto fare a norma dell’art. 12 del citato d.lgs. n. 11/2010”. In conclusione, ordina all’Istituto di credito la corresponsione delle somme prelevate illegittimamente dal conto del de cuius.

Se anche tu ritieni, in quanto coerede, di vantare un credito risarcitorio nei confronti di una banca per un illecito prelievo sui conti correnti, per addebiti fraudolenti sulla carta di credito o ancora per dei bonifici disconosciuti, hai diritto a fare ricorso e ad essere risarcito anche senza coinvolgere gli altri eredi.

Se invece hai subito una modifica unilaterale dei contratti bancari da parte della banca, leggi questo nostro post.

Ancora, se invece il defunto ha subito un danno per via di investimenti sbagliati, non dovrai rivolgerti all’ABF ma all’ACF Arbitro Controversie Finanziarie della Consob.

Se cerchi uno Studio Legale o un avvocato esperto in diritto bancario per il tuo ricorso ABF, contattaci per una prima consulenza senza impegno.

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