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Il riparto di competenza tra giudice ordinario e tributario nell’impugnazione dei pignoramenti tributari

Hai ricevuto una cartella esattoriale o una intimazione di pagamento o ancora un pignoramento da parte dell’Agenzia delle Entrate riscossione?

Se anche tu ti trovi in questa situazione hai dei termini molto stretti per impugnare l’atto, e soprattutto a volte occorre un giusto approfondimento per capire dove quest’atto deve essere impugnato, cosa che suggerisce di rivolgerti ad un avvocato esperto di diritto tributario.

Con l’ordinanza n. 7822/2020 la Corte di Cassazione a Sezioni Unite si è pronunciata con la finalità di dirimere un conflitto di giurisdizione tra il giudice tributario e il giudice ordinario.

Difatti ai sensi dell’art. 59 comma 3, l. 69/2009, la Commissione Tributaria Provinciale di Roma ha ritenuto di declinare la propria competenza giurisdizionale relativamente ad un ricorso concernente la nullità della notifica delle cartelle di pagamento (che potevano avere ad oggetto IVA, IMU, Irpef o altre tasse) presupposte all’atto di pignoramento impugnato.

Orbene, dopo un iter argomentativo volto a chiarire la competenza giurisdizionale del caso di specie, e quindi ad affermare la competenza del giudice ordinario, la Corte di Cassazione ha fugato i dubbi relativi al riparto di giurisdizione, tra giudice tributario ed ordinario, enunciando il seguente principio di diritto.

Si legge difatti che: “Nel sistema del combinato disposto del D. Lgs. n. 546 del 1992, art. 2 e del D.P.R. n. 602 del 1973, artt. 49 e segg., ed in particolare dell’art. 57 di quest’ultimo, come emendato dalla sentenza della Corte Costituzionale n. 114 del 2018, il discrimine fra giurisdizione tributaria e giurisdizione ordinaria in ordine all’attuazione della pretesa tributaria che si sia manifestata con un atto esecutivo va fissato nei termini seguenti:

  1. alla giurisdizione tributaria spetta la cognizione di ogni questione con cui si reagisce di fronte all’ atto esecutivo adducendo fatti incidenti sulla pretesa tributaria che si assumano verificati e, dunque, rilevanti sul piano normativo, fino alla notificazione della cartella esattoriale o dell’intimazione di pagamento, se validamente avvenute, o fino al momento dell’atto esecutivo, qualora la notificazione sia mancata, sia avvenuta in modo inesistente o sia avvenuta in modo nullo, e ciò, tanto se si tratti di fatti inerenti ai profili di forma e di contenuto degli atti in cui è espressa la pretesa, quanto se si tratti di fatti inerenti all’ esistenza ed al modo di essere di tale pretesa in senso sostanziale, cioè di fatti costitutivi, modificativi od impeditivi di essa (con l’avvertenza, in questo secondo caso, che, se dedotta una situazione di nullità, mancanza, inesistenza di detta notifica, essa non si assuma rilevante ai fini della verificazione del fatto dedotto);
  2. alla giurisdizione ordinaria spetta la cognizione delle questioni inerenti alla forma e dunque alla legittimità formale dell’atto esecutivo come tale, sia se esso fosse conseguito ad una valida notifica della cartella o dell’intimazione, non contestate come tali, sia se fosse conseguito in situazione di mancanza, inesistenza o nullità della notificazione di tali atti (non deducendosi come vizio dell’atto esecutivo tale situazione), nonché dei fatti incidenti sulla pretesa sostanziale tributaria azionata in excutivis successivi al momento della valida notifica della cartella o dell’intimazione, o successivi – nell’ipotesi di nullità, mancanza o inesistenza della detta notifica – all’atto esecutivo che avesse assunto la funzione di mezzo di conoscenza della cartella o dell’ intimazione (e dunque avesse legittimato ad impugnarli davanti alla giurisdizione tributaria)”.

Se stai cercando uno studio legale che si occupi di controversie tributarie, inviaci la copia dell’atto che hai ricevuto dall’Agenzia delle Entrate Riscossione, ti indicheremo se possiamo aiutarti e come.

Se invece hai un problema di Sovraindebitamento, leggi qui.

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