Avvocato Energia e Ambiente

I danni da blackout dell’energia o interruzione del gas

Hai ricevuto dei danni per via di un blackout dell’energia, una interruzione della fornitura di gas?

Se cerchi un avvocato che si occupi di liti in materia di energia, gas e servizio idrico leggi la nostra guida.

Capita spesso che per via di problemi delle linee elettriche o delle condotte del gas, persone e aziende debbano sopportare periodi più o meno lunghi di interruzione della fornitura.

Altre volte si verificano sbalzi di tensione che comportano danni alle apparecchiature collegate alla rete elettrica nelle case o nelle aziende. Questi danni a volte sono coperti dalle proprie assicurazioni domestiche o aziendali, altre volte risulta necessario chiedere il risarcimento del danno a chi l’ha provocato.

In questi casi, risulta opportuno, se si vuole richiedere il risarcimento del danno subito, procedere con un reclamo e poi con una conciliazione dinnanzi l’ARERA, come già abbiamo spiegato al link.

Non tutti sanno che a risarcirti non deve essere il tuo fornire di energia, bensì deve essere il distributore, ovvero il soggetto titolare del contatore e della rete nella tua zona (di solito la ex società municipalizzata, come a Roma ACEA A-Distribuzione, altrove ENEL E-Distribuzione).

In questo senso recentemente si è pronunciata anche la Corte di Cassazione con Ord., 23/01/2018, n. 1581 (rv. 647597-01) secondo cui:

In caso di mancata erogazione di energia elettrica dovuta a malfunzionamento della rete di trasmissione, le società che limitano la propria attività alla mera compravendita dell’energia non possono essere chiamate a rispondere, a norma dell’art. 1228 c.c., del danno derivato agli utenti finali, poiché non sono dotate di effettivi e concreti poteri direttivi e di controllo sui soggetti cui è affidata la gestione della rete di trasmissione dell’energia e del relativo trasporto sino al punto di contatto con le singole utenze individuali, i quali pertanto non possono essere considerati ausiliari delle prime ai sensi della citata disposizione codicistica“.

In altro caso, l’interruzione della somministrazione ha riguardato una palestra.

La sentenza n. 1860/2016 è stata originata da un atto di citazione notificato dalla società attrice nei confronti di una società attiva nell’erogazione dei servizi di energia elettrica, con la quale aveva stipulato un contratto di somministrazione di energia per la propria palestra.

Tuttavia, parte attrice decide di adire i giudici di merito per ottenere il risarcimento dei danni cagionati a seguito di inadempimento contrattuale della società convenuta in giudizio. Inadempimento dovuto a svariate interruzioni di energia elettrica con conseguente danno derivato agli impianti presenti all’interno della palestra.

Come enunciato dai giudici nella sentenza in commento, tra le parti intercorre un rapporto contrattuale di somministrazione e pertanto trovano applicazione gli artt. 1159 e ss. c.c.

In particolare, l’art. 1570 effettua un rinvio alla disciplina generale sui contratti prevista del Codice civile e difatti i giudici specificano che: “La mancata esatta esecuzione del contratto di fornitura dell’energia elettrica obbliga la parte inadempiente al risarcimento dei danni ex art. 1218 c.c.”.

Di conseguenza incombe altresì su parte convenuta l’onere di provare le cause di giustificazione. Tale prova non è stata fornita nel caso di specie e pertanto i giudici di merito pur non riconoscendo il risarcimento dei danni patrimoniali ordinano alla società convenuta di risarcire i danni non patrimoniali cagionati.

Nello specifico si tratta dei danni all’immagine che parte attrice ha patito come conseguenza di non poter esercitare la propria attività di impresa correttamente.

Appare opportuno riportare qui un inciso della sentenza de quo sulla risarcibilità dei danni non patrimoniali e più precisamente sul danno all’immagine: “Le emergenze, valutate complessivamente, consentono di condannare la convenuta al danno conseguente. Giova specificare che le SS. UU., con sentenza n° 26972/2008, hanno stabilito che danno non patrimoniale è una nozione ampia e omnicomprensiva che include qualsiasi pregiudizio alla persona non suscettibile di valutazione economica. La società istante ha subito il danno all’immagine inteso come lesione di un diritto costituzionalmente garantito e protetto (art. 2). Deve ritenersi che il danno subito dalla persona giuridica per la lesione dei diritti della personalità, specie se è una società come nel caso de quo, si traduce il più delle volte in una perdita di valore dell’avviamento, ovverosia della sua capacità di produrre reddito, perdita provocata da una disaffezione o comunque da un allontanamento dei suoi clienti. Può accadere altresì, come effettivamente è accaduto nella fattispecie, che diminuisca la considerazione che della società hanno i potenziali “clienti” della stessa che, pur non essendo tali al momento dell’evento lesivo, avrebbero potuto diventarlo in futuro e che, invece , sono stati allontanati dalla società medesima unicamente a causa e, per effetto , dell’evento lesivo stesso”.

Alla luce di quanto sopra esposto la società convenuta è stata condannata a risarcire i danni non patrimoniali per un totale di 3.000,00 € oltre agli interessi legali.

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