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La lettera di licenziamento per non aver accettato il trasferimento

Hai ricevuto una lettera di licenziamento, da parte del tuo datore di lavoro per non aver accettato il trasferimento della sede lavorativa?

Se il tuo datore di lavoro di ha proposto il trasferimento di sede, come puoi comportarti?

Se ti hanno proposto il trasferimento e temi che in caso di rifiuto tu possa essere licenziato, potresti avere bisogno di un avvocato di diritto del lavoro per impugnare il licenziamento.

La Suprema Corte di Cassazione con una recente pronuncia n. 15401 del 20/7/2020 ha accolto il ricorso di un lavoratore che è stato licenziato per tale ragione.

Tale pronuncia risulta essere significativa in quanto, differentemente dall’orientamento fin qui adottato sia dai giudici di legittimità che di merito, ha enunciato un nuovo principio di diritto che si uniforma alla giurisprudenza comunitaria.

Nello specifico queste le parole della Corte: “alla luce di una corretta interpretazione dell’articolo 1, paragrafo 1, primo comma, lettera a) della Direttiva 98/59/CE del Consiglio del 20 luglio 1998 (concernente il riavvicinamento delle legislazioni degli Sati membri in materia di licenziamenti collettivi), rientra nella nozione di licenziamento il fatto che un datore di lavoro proceda, unilateralmente e a svantaggio del lavoratore, ad una modifica sostanziale degli elementi essenziali del contratto di lavoro per ragioni non inerenti alla persona del lavoratore stesso, da cui consegua la cessazione del contratto di lavoro, anche su richiesta del lavoratore medesimo. Una tale interpretazione, conforme alla citata giurisprudenza della Corte di Giustizia, comporta il superamento della precedente dell’art. 24 l. 223/1991, anche alla luce del d.lgs. 152/97 di attuazione alla Direttiva comunitaria 26 giugno 1992, n. 56, nel senso che nel numero minimo di cinque licenziamenti, ivi considerato come sufficiente ad integrare l’ipotesi del licenziamento collettivo, non potessero includersi altre differenti ipotesi risolutorie del rapporto di lavoro, ancorchè riferibili all’iniziativa del datore di lavoro”.

Alla luce di quanto sopra esposto la risoluzione consensuale del rapporto di lavoro, quando intervenuta a seguito di mancata accettazione del trasferimento da parte del dipendente, va inclusa nel computo del numero minimo dei cinque licenziamenti, in presenza dei quali, ai sensi dell’articolo 4 della legge 223/1991, deve essere attivata la procedura collettiva di informazione e consultazione sindacale.

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