AVVOCATO INPS DIRITTO PREVIDENZA ROMA

Avviso di addebito INPS, cosa c’è da sapere

Avviso di addebito dell’INPS: quando potresti avere bisogno di un avvocato o di uno studio legale a Roma o a Milano che si occupi di diritto previdenziale.

Dal 1/7/2021 i termini per le notifiche INPS corrono di nuovo normalmente, e pertanto occorrerà attenzione nel valutare l’opportunità di impugnare tempestivamente gli avvisi bonari e gli avvisi di addebito.

Hai ricevuto un avviso di addebito da parte dell’INPS?

Se anche tu ti trovi con un debito nei confronti dell’INPS e lo ritieni ingiusto, innanzi tutto hai bisogno di un avvocato, ma per adesso continua a leggere questo articolo.

Spesso l’INPS invia ai cittadini richieste ingiuste con avvisi, cartelle esattoriali o intimazioni pagamento, proprio come successo al sig. Mario, avvocato e pertanto iscritto alla cassa forense.

Una volta ricevuto un avviso di addebito INPS questo va subito esaminato e se possibile trasmetto ad un avvocato che si occupi di pratiche INPS in quanto i termini di impugnazione sono molto brevi.

Opposizione ad avviso di addebito INPS

L’opposizione all’avviso di addebito INPS si propone in termini molto stretti e solo quando ci sono i presupposti.

L’opposizione avviene se possibile prima con ricorso amministrativo, ma questa domanda di autotutela non basta ad interrompere i termini per introdurre il ricorso.

Ed infatti l’opposizione all’avviso INPS va proposta entro 20 giorni o entro 40 giorni, a seconda delle contestazioni da presentare all’INPS con il ricorso.

E difatti se si contesta la mancata notifica di un atto precedentemente notificato dall’INPS il termine per l’opposizione è di appena 20 giorni dalla notifica.

Cartella Equitalia per debito INPS?

Quando si parla di debiti INPS si parla di avvisi di addebito e non di cartelle esattoriali.

E difatti dal 2011 in poi, l’INPS procede direttamente all’iscrizione a ruolo di questi atti detti “avvisi di addebito” che sostituiscono le vecchie “cartelle esattoriali”.

Per chi scopre oggi di avere un debito Equitalia tuttavia poco cambia, essendo necessario comunque affrontare l’eventuale causa contro l’Agenzia delle Entrate Riscossione e l’INPS per ottenere la cancellazione del debito per l’eventuale prescrizione del credito previdenziale.

 

Cosa fare per un avviso INPS basato sull’accertamento IRPEF?

Ti domandi cosa fare se hai ricevuto un avviso di addebito da parte dell’INPS dopo aver ricevuto un accertamento fiscale per evasione IRPEF?

Ebbene potresti ricadere nell’ipotesi del cosiddetto Doppio Accertamento: questo è il caso che ricorre quando seguendo le orme dell’Agenzia delle Entrate, l’INPS considera che il maggior reddito realizzato secondo l’accertamento debba essere soggetto anche all’applicazione dei contributi previdenziali.

In questo caso, dopo la ricezione dell’avviso di addebito INPS sarà necessario impugnare l’atto entro 40 giorni davanti il Tribunale, per contestare la pretesa di queste somme, quando basate solo sull’accertamento dell’Agenzia delle Entrate (che non fa prova di nulla nei rapporti tra cittadino e Istituto Previdenziale).

Da quando decorre il termine di prescrizione delle cartelle INPS?

Non molti sannno che il termine di prescrizione, entro il quale l’INPS può richiedere il pagamento delle somme, varia di anno in anno, in funzione della data entro cui quegli importi andavano pagati (e tale data è prevista con apposite delibere dall’INPS).

Ebbene, con sentenza n. 304/2020 il giudice richiamando i principi già espressi dalla Corte di Cassazione ha affermato che nulla è dovuto dal cittadino per l’avvenuta prescrizione, in quanto:

il dies a quo per la decorrenza del periodo prescrizionale deve essere individuato nel giorno indicato per il versamento delle somme dovute in base alla dichiarazione dei redditi, per quelli maturati nell’anno 2011 la data è quella del 9 luglio 2012, come prorogata dal Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 6 giugno 2012.

Nella fattispecie l’INPS non aveva mai sollecitato in alcun modo il pagamento del proprio credito sorto in data 9 luglio 2012, ai sensi di quanto accertato con la sentenza de quo.

Ergo, in data 23 agosto 2017 il credito già doveva considerarsi prescritto, non avendo oltretutto, l’Ente Previdenziale, posto in essere alcun atto interruttivo della prescrizione.

La sospensione della prescrizione INPS durante l’emergenza Covid19

Durante l’emergenza Covid19 il decorso della prescrizione INPS è stato sospeso in alcuni periodi.

La legga ha infatti previsto il blocco delle cartelle e degli avvisi di accertamento, ed ha quindi conseguentemente prorogato i termini a disposizione dell’INPS per agire contro i contribuenti.

La prima sospensione è stata prevista tra il 23/2/2020 ed il 30/6/2020.

La seconda sospensione è stata prevista tra il 31/12/2020 ed il 30/6/2021.

Dunque per 129 giorni (durante la prima sospensione) e per 182 giorni (durante la seconda sospensione) l’INPS non ha potuto notificare atti, e potrebbe oggi essere ancora in tempo per la notifica di cartelle riferite, per esempio, all’anno 2015.

Contributi INPS dichiarati ma non versati

La Corte di Cassazione ha ripetutamente affermato che “il fatto costitutivo dell’obbligazione contributiva è costituito dall’avvenuta produzione, da parte del lavoratore autonomo, di un determinato reddito … costituente la base imponibile per il calcolo del contributo”. 

Ancora: “la decorrenza del termine di prescrizione dipende dall’ulteriore momento in cui la corrispondente contribuzione è dovuta e quindi dal momento in cui scadono i termini di pagamento di essa”.

Quindi se anche i contributi sono stati indicati in dichiarazione dei redditi, la prescrizione è di 5 anni, e non vale l’argomento dell’INPS secondo cui la dichiarazione sarebbe un riconoscimento del debito.

Intimazione di pagamento per cartella ENPALS

Può capitare di ricevere una intimazione di pagamento per contributi ENPALS (Fondo Lavoratori dello Spettacolo e Fondo sportivi Professionisti) ovvero del vecchi istituto di previdenza per queste categorie di lavoratori,

L’ENPALS è stato soppresso nel 2011 è è confluito nell’INPS, che ne ha ereditato crediti e debiti.

Una intimazione di pagamento diventa quindi il momento utile per impugnare la cartella esattoriale ex ENPALS, dove sia possibile sostenere che:

  1. non si è ricevuta notifica della cartella ENPALS prima;
  2. è maturata la prescrizione tra la notifica della cartella ENPALS e la data di ricezione dell’intimazione di pagamento.

Per quanto riguarda i termini di impugnazione delle cartelle ENPALS valgono le stesse regole previste per gli avvisi di addebito INPS.

Contributi INPS non dichiarati

In caso di contributi INPS non dichiarati, come ad esempio per chi dopo aver prodotto un reddito, non ha inserito in dichiarazione le somme dovute alla gestione separata INPS, allora il discorso è simile.

L’INPS afferma che il reddito sarebbe stato “occultato dolosamente”, nel senso che il contribuente avrebbe nascosto all’istituto di previdenza che le somme erano dovute.

Ma se il contribuente ha presentato la dichiarazione questo è solo parzialmente vero.

Anche in questo caso, la Cassazione non pare ad oggi dare ragione all’INPS, in quanto con diverse sentenze ha affermato: “dovendosi escludere che possa stabilirsi un automatismo, come sembra pretendere l’Istituto, tra la mancata compilazione del quadro RR nella dichiarazione dei redditi e l’occultamento doloso del debito contributivo”.

Avviso INPS per gestione agricola

Gli iscritti alla gestione agricola INPS posso ricevere un avviso di addebito INPS per vari motivi, ma tra i più frequenti motivi di lite troviamo:

  1. le contestazioni INPS sulla natura di imprenditore agricolo o coltivatore diretto;
  2. le liti sui benefici alle società agricole.

Cartella INPS per gestione commercianti

Gli iscritti alla gestione commercianti INPS sono molti e questo spesso comporta contenziosi in merito ai contributi da questi dovuti.

L’iscrizione alla gestione commercianti INPS è obbligatoria per gli imprenditori commerciali, ovvero coloro che svolgano attività di impresa nel commercio, terziario e turismo.

Per gli amministratori di società che siano anche soci si è a lungo discusso della necessità della doppia iscrizione INPS, sia in gestione commercianti che in gestione separata.

Se il socio fa solo l’amministratore deve iscriversi alla gestione separata, se l’amministratore è dipendente deve iscriversi alla gestione commercianti.

La gestione commercianti INPS impone il pagamento del 24,09% dei redditi derivanti dall’attività svolta, con un minimo annuo di 3.850,00 euro circa.

Se il commerciante riceve utili da una quota o dalle azioni di una società, ma in essa non lavora, su tali importi non si calcolano i contributi dovuti dall’INPS e quindi l’eventuale avviso è impugnabile.

Avviso INPS per gestione affittacamere e B&B

Capita al gestore di affittacamere, B&B e casa vacanze di ricevere avvisi di addebito INPS per l’iscrizione obbligatoria che è mancata.

Ai fini di capire se l’iscrizione alla gestione INPS è dovuta o meno bisogna guardare al se vi è organizzazione imprenditoriale o meno.

La normativa della Regione Lazio per i bed and breakfast fa riferimento all’occasionalità dell’attività da svolgere nel B&B, con il riferimento ad una chiusura annua di 120 giorni.

Il titolare potrebbe quindi trovarsi iscritto d’ufficio alla gestione commercianti dal parte dell’INPS con la ricezione di un avviso di addebito per alcuni anni arretrati e con le relative sanzioni.

In tal caso, l’avviso di addebito potrebbe essere contestato con ricorso amministrativo e poi con ricorso in tribunale ricorrendone i presupposti.

La conferma della prescrizione dei crediti di diritto previdenziale a 5 anni secondo la Cassazione

Il fatto che gli avvisi di addebito INPS e le cartelle esattoriali dell’Agenzia Entrate riscossione contenenti voci per debiti INPS si prescrivano in 5 anni trova conferma nelle sentenze della Corte di Cassazione.

E difatti dalla sentenza Sezioni Unite n. 23397/2016 in poi la scadenza del termine per proporre opposizione avverso la cartella di pagamento, pur determinando la decadenza dall’impugnazione, produce come effetto unicamente l’irretrattabilità del credito contributivo, ma non determina la conversione del termine prescrizionale breve in quello ordinario decennale.

La cartella infatti resta un atto amministrativo e non acquisisce mai valore di giudicato, come sarebbe per una sentenza.

Se anche tu hai ricevuto un atto da parte dell’INPS contattaci per una prima consulenza senza impegno.

Se invece punti ad ottenere la ricongiunzione tra i tuoi contributi in gestione separata INPS e quelli versati in una cassa di previdenza professionale, leggi qui.


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