AVVISO DI ACCERTAMENTO

L’avvocato per l’avviso di accertamento dell’Agenzia delle Entrate

Hai una controversia con una l’Agenzia delle Entrate, Equitalia, l’INPS, l’AMA o altro soggetto che pretende da te il pagamento di tasse e contributi? Cerchi un avvocato a Roma o a Milano per il tuo accertamento fiscale o previdenziale?

L’accertamento dell’Agenzia delle Entrate

L’agenzia delle Entrate potrebbe fondare il suo accertamento su molti strumenti e su molte informazioni in suo possesso.

L’accertamento è l’attività che l’agenzia delle entrate compie, talvolta con dei verbali, talvolta direttamente con la notifica al contribuente di un Avviso di Accertamento, ovvero con l’atto che indica i motivi dell’accertamento, le aliquote applicate, le basi imponibili o tutte le altre motivazioni necessarie.

Gli avvisi di accertamento dell’Agenzia delle Entrate possono diventare esecutivi appena scaduti i termini per presentare ricorso, e per questo motivo vanno esaminati immediatamente con l’ausilio di un commercialista o di un avvocato.

Chi può effettuare l’accertamento

L’attività di controllo e quindi lo svolgimento dell’accertamento può essere effettuato da:

  1. l’Agenzia delle Entrate (Direzioni Regionali, Provinciali e Locali);
  2. Guardia di Finanza;
  3. Uffici Doganali.

Negli ultimi anni è stato previsto anche un ruolo nell’attività di accertamento a cura dei Comuni, con la cosiddetta Compliance, ai sensi della quale i Comuni possono comunicare all’Agenzia delle Entrate eventuali anomalie rispetto alle dichiarazioni presentate.

Le garanzie del contribuente durante l’accertamento

Il contribuente gode di diverse garanzie durante l’accertamento e il mancato rispetto da parte del Fisco potrebbe compromettere la tenuta dell’accertamento in caso di contenzioso.

Tra le principali garanzie del contribuente si ricorda:

  1. gli accessi presso la sede dell’impresa devono essere limitati a effettive esigenze di controllo;
  2. all’inizio della verifica il contribuente ha diritto ad essere informato dei motivi che la giustificano ed al suo oggetto;
  3. le dichiarazioni del contribuente devono essere verbalizzate se questi lo richiede;
  4. l’accertamento presso la sede del contribuente non può durare più di 30 giorni;
  5. il contribuente ha diritto di comunicare entro 60 giorni dalla chiusura del processo verbale le sue osservazioni.

Negli ultimi anni è stato previsto anche un ruolo nell’attività di accertamento a cura dei Comuni, con la cosiddetta Compliance, ai sensi della quale i Comuni possono comunicare all’Agenzia delle Entrate eventuali anomalie rispetto alle dichiarazioni presentate.

La notifica dell’avviso di accertamento

Una volta chiuso l’accertamento il Fisco deve notificare la copia del PVC processo verbale di constatazione.

Dal momento della notifica del PVC, devono decorrere 60 giorni prima che il fisco possa notificare l’avviso di accertamento.

La notifica dell’avviso di accertamento prima del decorso dei 60 giorni dalla notifica del PVC comporta la nullità dell’avviso di accertamento ai sensi dello Statuto del Contribuente, ma solo se la verifica è avvenuta presso la sede del contribuente.

Per i tributi armonizzati, affichè possa valutarsi il contenzioso occorre anche esaminare se la violazione del contraddittorio sia un vizio alla luce della “prova di resistenza”: occorre valutare l’impatto della violazione commessa dal Fisco rispetto all’esito del provvedimento, e quindi se la violazione ha compromesso l’accertamento o se meno.

L’accertamento tramite i movimenti su conto corrente

L’agenzia delle Entrate potrebbe fondare il suo accertamento sulla base dei movimenti su conto corrente della persona, del professionista o dell’impresa.

La Cassazione nel 2020 ha affermato che sarebbe del tutto arbitrario fondare l’accertamento solo tramite i prelievi e i versamenti da conto corrente.

E quindi i prelievi bancari non sono sinonimo di reddito occulto.

Allo stesso modo i versamenti su conto corrente da parte di familiari abbienti non rappresentano necessariamente compensi non dichiarati.

L’accertamento fondato sul raffronto tra gli incassi e gli onorari minimi previsti dalle tabelle delle tariffe professionali

L’agenzia delle Entrate potrebbe fondare il suo accertamento sulla base della non congruità delle somme che il  professionista si è fatto pagare, a fronte di quelli che sono gli onorari minimi previsti per la professione (che si tratti di avvocato, ingegnere, architetto, geometra, commercialista, consulente del lavoro …).

A seguito dell’abrogazione delle tariffe con la legge Bersani ricordiamo che i “minimi” non esistono più, ma restano le tabelle ministeriali.

Dunque il professionista può applicare tariffe più basse, e l’accertamento fondato solo su un simile calcolo sarebbe illegittimo.

L’accertamento fondato sulla indeducibilità dei compensi erogati al coniuge

L’agenzia delle Entrate potrebbe fondare l’accertamento sul fatto che i compensi pagati al coniuge non sono deducibili.

Ebbene il divieto di dedurre i compensi erogati a moglie o marito vale solo per i lavoratori dipendenti, titolari di co.co.co. o per le collaborazioni occasionali.

Se invece i compensi sono erogati al coniuge esercente arti o professioni le somme sono deducibili.

L’accertamento per i comportamenti antieconomici

I comportamenti antieconomici sono quelli:

1) posti in essere dall’imprenditore;

2) e che non sono diretti a ridurre i costi o aumentare i ricavi, ma solo diretti a pagare meno tasse.

L’Agenzia delle Entrate compie dunque una valutazione di merito delle scelte dell’imprenditore, per accertare se vi è una elusione o un abuso del diritto, consistente nell’aver compiuto attività formalmente regolari, ma dirette solo a ridurre il carico fiscale.

I comportamenti antieconomici sono spesso di difficile accertamento, ed anche in sede di impugnazione dell’accertamento, al Giudice sarà richiesta una anomala analisi di merito di ciò che all’imprenditore conveniva o meno fare anni addietro, quanto il comportamento antieconomico è stato posto in essere.

Accertamenti per compensi degli amministratori come comportamento antieconomico

I compensi degli amministratori spesso vengono presi a riferimento come comportamento antieconomico dell’impresa.

E difatti spesso accade che l’Agenza delle Entrate contesti l’eccessivo compenso all’amministratore quale comportamento antieconomico.

Raramente un accertamento simile ha senso, e difatti non è chiaro il motivo per cui l’impresa dovrebbe “calcare la mano” sul compenso dell’amministratore per ridurre l’IRES al 27,5% per far pagare un’IRPEF di solito ben superiore all’amministratore.

Un caso potrebbe essere l’amministratore che non versa poi l’IRPEF di sua competenza, ma si tratterebbe di una condotta di evasione non addebitabile all’impresa che ha posto in essere il comportamento antieconomico.

Accertamento su operazioni soggettivamente inesistenti

Le operazioni soggettivamente inesistenti sono quelle in cui:

1) una transazione commerciale c’è (es- cessione di beni o fornitura di servizi);

2) Ma il fornitore reale è diverso da quello che ha emesso la fattura.

Una operazione soggettivamente inesistente può essere diretta a gonfiare i ricavi o ad abbattere i costi, e pertanto l’Agenzia delle Entrate potrebbe accertare in capo all’impresa maggiori utili, escludendo la deducibilità dei relativi costi.

Le operazioni soggettivamente inesistenti pongono altresì problemi in materia di IVA, Imposta sul Valore Aggiunto, dove la deducibilità presta il fianco alle cd. “Frodi carosello”, dove il soggetto che ha portato in detrazione la fattura soggettivamente inesistente potrebbe essere parte della frode (dovrebbe dare prova di aver ignorato senza sua colpa la natura fraudolenta dell’operazione).

La notifica dell’accertamento prima del 60 giorni

L’avviso di accertamento non può essere notificato prima del 60 giorni dal momento in cui l’Agenzia delle Entrate ha consegnato copia del verbale delle operazioni di controllo.

Ciò in quanto entro 60 giorni il contribuente può presentare le sue osservazioni e formulare richieste che l’Agenzia delle Entrate ha l’obbligo di prendere in considerazione, prima di notificare l’accertamento.

In questo senso si è pronunciata anche la Corte di Cassazione a Sezioni Unite, secondo cui l’inosservanza del termine di 60 giorni comporta l’illegittimità dell’accertamento per violazione del contraddittorio anticipato e per violazione dello Statuto del Contribuente.

Accertamenti alle società a ristretta base azionaria

Le società a ristretta base azionaria sono quelle con pochi soci, legati tra loro da vincoli di parentela o amicizia.

Quando l’Agenzia delle entrate accerta maggiori redditi extra bilancio in favore della società (es. incassi in nero, false fatture passive) può notificare l’accertamento anche ai soci.

Ciò in quanto vale la presunzione per cui in una piccola società di famiglia o tra amici, i maggiori utili siano stati distribuiti.

Per far valere l’accertamento nei confronti dei soci personalmente è necessario che i soci non siano più più di 3, che questi siano legati da vincolo di parentela o amicizia, e che questi soci abbiano un potere di controllo diretto sulla società.

L’avviso di accertamento dovrebbe essere emesso nei confronti della società e poi una volta definite le impugnazioni dovrebbe essere emesso l’accertamento nei confronti dei soci.

L’accertamento fondato sulla fama e sulla notorietà del professionista o dell’artista

L’agenzia delle Entrate potrebbe fondare l’accertamento sulla fama e sulla notorietà del professionista o dell’artista.

Tuttavia, la fama o la notorietà del professionista o dell’artista, non configura argomento “grave preciso e concordante” utile a giustificare l’accertamento di un maggio reddito in assenza di altri elementi probatori.

In questo senso la Corte di Cassazione nel 2019 con riferimento al caso di un noto maestro d’orchestra.

Ricevuto una verifica fiscale presso la tua sede per l’anno 2014?

Il 31 ottobre 2019 è scaduto il termine per la consegna di verbali di constatazione relativi a verifiche presso il contribuente per il periodo di imposta 2014.

In caso di notifica in data successiva al 1° novembre 2019 non sarebbe garantito il tuo diritto al termine di 60 giorni previsto per il contraddittorio preventivo prima dell’emissione di avvisi di accertamento, con la conseguente nullità degli atti impositivi emessi.

L’Agenzia delle Entrate potrebbe notificare il verbale di contestazione dopo tale data solo in caso di motivi d’urgenza (che devono essere motivi non imputabili all’ente).

Significa che non è motivo d’urgenza l’imminenza del termine di decadenza del 31/12/19.

Se hai ricevuto un verbale di verifica fiscale dopo il 31/10/19 per l’anno 2014, potrai eccepire la nullità dell’avviso di accertamento per l’anno 2014 per mancanza di contraddittorio preventivo.

Attenzione invece ai termini per le cartelle esattoriali 2020-2021: queste scontano la proroga legata all’emergenza Corona Virus, e quindi il calcolo dei termini è un pò più complesso e richiede l’aiuto di un avvocato che si occupi di diritto tributario.

Qualora invece tu abbia ricevuto un altro atto, come cartelle esattoriali, pignoramenti, preavvisi di fermo da parte dell’Agenzia Entrate Riscossione, allora leggi questo nostro post.

Se hai ricevuto un accertamento da parte dell’Agenzia delle Entrate puoi contattarci per una prima consulenza senza impegno.


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    1. Pingback: 2022 bollente: in arrivo milioni di cartelle esattoriali | Avvocato Civilista Roma

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