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L’avvocato per i problemi sui finanziamenti personali e le cessioni del quinto – l’errata indicazione del TAEG

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L’8 novembre 2018 il Collegio di Coordinamento ABF si è pronunciato per la risoluzione di una controversia sorta tra un intermediario finanziario e un proprio cliente.

Quest’ultimo, titolare presso la propria banca di un prestito personale, lamentava l’erronea indicazione del TAEG per la mancata inclusione dei costi per imposta sopravvenuta e per spese di assicurazione.

Nell’adire l’ABF il consumatore ha chiesto pertanto: la dichiarazione di nullità della clausola e in aggiunta l’applicazione del tasso sostitutivo, come disposto dall’art. 125 – bis commi 6 e 7 T.U.B. e la restituzione delle somme indebitamente versate.

La banca tuttavia, resistendo alle richieste di controparte, ha eccepito in primis l’inapplicabilità dell’art. 123 – bis T.U.B. in quanto tale articolo, introdotto con D.Lgs. n. 141 del 13 agosto 2010 non era ancora in vigore alla data di sottoscrizione del contratto tra le parti (sottoscrizione avvenuta ad inizio 2010).

Il Collegio di Coordinamento, nel tutelare la parte debole del rapporto contrattuale e quindi il consumatore, fonda le proprie argomentazioni sulla base dell’art. 124 comma 5 T.U.B.: Nei casi di assenza o nullità delle clausole contrattuali, queste ultime sono sostituite di diritto secondo i seguenti criteri:

  1. il TAEG equivale al tasso nominale minimo dei buoni del tesoro annuali o di altri titoli similari eventualmente indicati dal Ministro del tesoro, emessi nei dodici mesi precedenti la conclusione del contratto;
  2. la scadenza del credito è a trenta mesi;
  3. nessuna garanzia o copertura assicurativa viene costituita in favore del finanziatore”.

Quanto sopra è il testo in vigore ratione temporis (2010) che l’ABF ha ritenuto applicabile al caso di specie nonostante le perplessità esposte dal Collegio rimettente di Napoli. Inoltre, Collegio di Coordinamento ha richiamato talune precedenti decisioni adottate e in tal senso ha così specificato: “la clausola contenente un TAEG non corretto in tali contratti debba essere considerata nulla e che da tale nullità debba discendere l’applicazione del quinto comma del citato articolo, con conseguente sostituzione del TAEG indicato con il tasso nominale minimo dei buoni del tesoro annuali o di altri titoli similari eventualmente indicati dal Ministero del tesoro, nei dodici mesi precedenti la conclusione del contratto”.

A supporto delle proprie argomentazioni, il Collegio de quo menziona altresì la giurisprudenza della Corte di Giustizia (C-448/17) adita in via pregiudiziale per la corretta interpretazione delle Direttive comunitarie 87/102/CEE e 93/13/CEE. I giudici comunitari hanno così ritenuto: “tenuto conto dell’obiettivo di tutela del consumatore perseguito da tale Direttiva che è quello di consentirgli di avere piena conoscenza delle condizioni dell’esecuzione futura del contratto – viola l’articolo 4, paragrafo 2, della Direttiva 93/13/CEE, in quanto mancante di chiarezza, la clausola che non consenta al consumatore di avere piena conoscenza delle condizioni della futura esecuzione del contratto sottoscritto, al momento della sua conclusione, e conseguentemente di disporre di tutti gli elementi idonei a incidere sulla portata del suo impegno. E non vi è dubbio alcuno che una clausola che indichi un TAEG non corretto manchi di chiarezza e non consenta al consumatore di avere piena conoscenza delle condizioni dell’esecuzione futura del contratto”.

Ancora, per gli artt. 33 e ss. del Codice del Consumo (d.lgs. 206/2005): sono nulle le clausole che nei contratti non specificano adeguatamente il TAEG in quanto costituiscono una “violazione della disciplina sulle clausole abusive di cui agli artt. 33 ss. del D. Lgs 6 Settembre 2005, n. 206”.

Enunciate, brevemente, le argomentazioni seguite dall’ABF per giungere alla soluzione del caso de quo, si riporta qui la conclusione alla quale il Collegio è giunto: “accertata la nullità della clausola relativa al TAEG, si dispone che l’intermediario ridetermini il piano di ammortamento – ai sensi della disciplina vigente all’epoca della stipula del contratto – e restituisca alla parte ricorrente, nei limiti della domanda, l’eccedenza percepita”.

Se anche tu ritieni che la tua banca non abbia indicato correttamente il TAEG o ti abbia applicato interessi usurari, violando così le norme del Testo Unico Bancario, contattaci per una prima consulenza senza impegno.

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