La tutela del diritto di proprietà dinnanzi la CEDU – i ricorsi italiani sull’espropriazione indiretta

Anche tu sei stato espropriato di un terreno e ritieni di aver subito dallo Stato italiano un violazione del tuo diritto di proprietà tutelato dal Protocollo n. 1 CEDU?

Se anche tu cerchi un avvocato a Roma con esperienza in materia di tutela dei diritti dell’uomo, leggi la nostra pagina.

Con questo post riprendiamo la tematica della tutela del diritto di proprietà dinnanzi la CEDU, e di come un avvocato in Italia può aiutare un cittadino ad ottenere tutela in quelle casistiche dove la legge italiana o l’interpretazione fornita dai giudici non garantisce adeguata tutela.

La legislazione italiana è da sempre una giungla in materia, tra occupazione abusiva, occupazione usurpativa, acquisizione sanante e così via.

Abbiamo già visto come ottenere giustizia in caso di acquisto di terreni demaniali.

Abbiamo anche già parlato di come ottenere risarcimento per il caso di un ritardo irragionevole nel rimborso dei crediti fiscali.

Recentemente, il 6 giugno 2019, la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, adita da un cittadino italiano, si è pronunciata con una sentenza di condanna nei confronti dello Stato Italiano.

Trattasi della causa Corte EDU Mideo c. Italia.

Nello specifico il ricorrente ha subito l’occupazione (avvenuta il 28 ottobre 1989), da parte della Comunità montana alto Tammaro (Benevento), di un terreno di cui era proprietario e, in seguito il 10 maggio 1990, è stato destinatario di un decreto di occupazione d’urgenza che di fatto sottraeva il terreno al ricorrente con conseguente violazione del suo diritto di proprietà convenzionalmente garantito.

Difatti egli “sosteneva che l’occupazione del terreno era iniziata prima del 10 maggio 1990, data in cui fu emesso il decreto di occupazione in via d’urgenza, e pertanto era abusiva. Aggiunse che i lavori di costruzione erano stati completati senza che si fosse proceduto all’espropriazione formale del terreno e al pagamento di un indennizzo”.

Nei giudizi svolti in Italia, il tribunale di Benevento dichiarò che “l’occupazione del terreno, inizialmente autorizzata, era divenuta illegittima e constatò che il terreno era stato irreversibilmente trasformato dalle opere pubbliche. Fondandosi sul principio dell’espropriazione indiretta (occupazione acquisitiva), dichiarò che il ricorrente era stato privato del suo bene per effetto della trasformazione irreversibile di quest’ultimo. Sulla base della perizia depositata il 2 luglio 1993 (paragrafo 11 supra), il tribunale condannò la comunità montana a pagare al ricorrente la somma di 42.744,56 euro (EUR), corrispondente al valore venale del terreno espropriato, maggiorata degli interessi a partire dal 10 maggio 1990, data in cui era stato emesso il decreto di occupazione d’urgenza. Inoltre, il tribunale condannò la comunità montana dell’Alto Tammaro a versare al ricorrente la somma di 129,76 EUR, maggiorata degli interessi, a titolo di indennità d’occupazione“.

Non soddisfatto del risultato ottenuto a livello nazionale, “Il ricorrente afferma di essere stato privato del suo bene in applicazione del principio dell’espropriazione indiretta, un meccanismo che consentirebbe all’autorità pubblica di acquisire un bene illegittimamente. Il ricorrente ritiene che questa pratica sia inammissibile in uno Stato di diritto. Egli sostiene di aver avuto la certezza di aver perduro la proprietà del suo bene in applicazione del principio dell’espropriazione indiretta solo con la sentenza della Corte di cassazione“.

Esperite le vie di ricorso interne, il ricorrente ha adito la Corte lamentando la violazione non solo dell’art. 1 Protocollo 1 CEDU ma altresì la violazione dell’art. 6 par. 1 CEDU posto a tutela della ragionevole durata del processo.

a) Per ciò che concerne il primo aspetto: la Corte di Strasburgo ha accertato la violazione del diritto di proprietà argomentando quanto segue: “la Corte rileva che, applicando il principio dell’espropriazione indiretta, i giudici nazionali hanno considerato che il ricorrente era stato privato del suo bene per effetto della trasformazione irreversibile di quest’ultimo. Tuttavia, essa ritiene che, mancando un atto formale di espropriazione, questa situazione non possa essere considerata «prevedibile». In effetti, solo con la decisione giudiziaria definitiva è stato effettivamente applicato il principio dell’espropriazione indiretta ed è stato ratificato il trasferimento della proprietà del terreno alle autorità pubbliche”.

Ha accordato, di conseguenza, una somma corrispondente alla rivalutazione monetaria del valore venale del terreno e inoltre ha condannato lo Stato a risarcire i danni morali patiti dal ricorrente.

b) Relativamente al secondo motivo di ricorso: la Corte ha riscontrato che il procedimento principale, durato in primo grado dal 1992 al 2002, non abbia rispettato l’esigenza del termine ragionevole e per questo motivo  “poiché la Corte non vede nulla che possa indurla a concludere diversamente nel caso di specie, ritiene doversi dichiarare che vi è stata violazione dell’articolo 6 § 1”.

Altra sentenza della Corte Europea dei diritti dell’uomo in senso del tutto analogo – Condominio Porta Rufina c. Italia

La Corte Europea dei Diritti dell’Uomo si è pronunciata il 6 giugno 2019 a seguito di un ricorso con il quale parte ricorrente lamentava di aver subito la violazione del diritto di cui all’art. 1 Protocollo n. 1 CEDU.

Come noto, l’articolo sopra menzionato tutela e garantisce il diritto di proprietà.

Nel caso di specie il ricorrente adisce la Corte di Strasburgo in quanto ha visto il proprio terreno, in virtù di un decreto emesso in data 7 novembre 1989, occupato d’urgenza da parte del Comune di Benevento per ivi costruire un parcheggio pubblico.

In primis il ricorrente, al fine di esperire previamente le vie di ricorso interne, adisce il Tribunale di Benevento che si pronuncia con sentenza il  23 settembre 2004 dove si legge che “[…] il trasferimento di proprietà è avvenuto per effetto del principio dell’espropriazione indiretta alla data di scadenza del periodo di occupazione legittima fissata dal perito, ossia il 13 gennaio 1997. Il tribunale condannò il comune a versare alla ricorrente la somma stabilita dal perito a titolo di risarcimento, ossia 40.500.515 ITL (ossia 20.916,77 EUR), somma da rivalutare e maggiorare di interessi a decorrere dalla data del 13 gennaio 1997”.

Nonostante ciò il ricorrente ha deciso di ricorrere alla Corte di Strasburgo in quanto non soddisfatta dell’indennizzo ricevuto dai giudici nazionali per la perdita della proprietà sul bene immobile. Perdita della proprietà dovuta a causa del principio dell’espropriazione indiretta posta in essere in assenza di un formale atto conclusivo della procedura. Più dettagliatamente, la sua posizione è la seguente: “la ricorrente afferma di essere stata privata del suo bene in applicazione del principio dell’espropriazione indiretta, un meccanismo che consente all’autorità pubblica di acquisire un bene in maniera, a suo parere, del tutto illegittima, fatto che è inammissibile in uno Stato di diritto”. E ancora, “essa sostiene di avere avuto la certezza della perdita della proprietà del suo bene in applicazione del principio sopra menzionato solo con il decreto del tribunale di Benevento”.

I giudici comunitari, nell’accogliere il ricorso contro lo Stato italiano a seguito di una violazione del diritto di proprietà convenzionalmente garantito hanno argomentato come segue: “nella presente causa, la Corte rileva che, applicando il principio dell’espropriazione indiretta, i giudici nazionali hanno ritenuto che i ricorrenti fossero stati privati del loro bene a decorrere dalla data della cessazione del periodo di occupazione legittima. In assenza di un atto formale di espropriazione, la Corte ritiene che tale situazione non possa essere ritenuta «prevedibile», poiché soltanto con il provvedimento giudiziario definitivo si può considerare effettivamente applicato il principio dell’espropriazione indiretta e legittimata l’acquisizione dei terreni da parte delle autorità pubbliche. Di conseguenza, vi è stata una inosservanza del principio della certezza del dritto nei confronti della ricorrente, per quanto riguarda la privazione della proprietà del suo bene, fino al 16 dicembre 2004, data in cui la sentenza del tribunale di Benevento è divenuta definitiva. […] L’amministrazione ha potuto appropriarsi della porzione di terreno in questione in violazione delle norme che regolano l’espropriazione in debita forma. Alla luce di queste considerazioni, la Corte ritiene che l’ingerenza contestata non sia compatibile con il principio di legalità e che abbia pertanto violato il diritto della ricorrente al rispetto dei suoi beni”.

Infine, la Corte richiamandosi ai principi esposti nella causa Guiso-Gallisay c. Italia, ha ritenuto di accordare la somma di € 44.500,00 per il danno materiale e € 5.000,00 per il danno morale subito dalla ricorrente.

Se anche tu ritieni che lo Stato stia violando il tuo diritto di proprietà o il tuo diritto ad un termine ragionevole di durata del processo contattaci per una prima consulenza senza impegno.

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